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LUCANIA: TUTTI GLI SVANTAGGI DEL PETROLIO, MA NESSUN VANTAGGIO


LUCANIA: TUTTI GLI SVANTAGGI DEL PETROLIO, MA NESSUN VANTAGGIO
22/09/2008, 10:09

Nella Lucania, una delle zone più belle del sud, ma anche una delle più sconosciute (tanto è vero che il governo Berlusconi nel 2004 voleva mettere proprio qui i rifiuti radioattivi delle nostre vecchie centrali nucleari, ndr), è in corso da parecchi anni lo sfruttamento del sottosuoloper estrarne gas e petrolio. I giacimenti sono enormi (oltre 150-200 miliardi di litri, si stima, solo per il petrolio). e lo sfruttamento, finora assicurato solo dall'Eni, diventerà più intensivo, con l'arrivo di altre compagnie, come la Shell, la Texaco e così via. Ma cosa ci stanno ricavando i lucani da tutto questo? Nulla. Nè una riduzione del prezzo della benzina o del gas, ma neanche una giusta quota delle royalties. Negli anni '50, l'allora presidente dell'ENI Enrico Mattei, prima che gli facessero saltare in aria l'aereo su cui stava viaggiando, giudicava le royalties del 15% che le Sette Sorelle (le sette più grandi compagnie petrolifere del mondo, che all'epoca avevano quasiil monopolio assoluto nel settore, ndr) davano ai Paesi in cui estraevano il petrolio, come ridicole e frutto di un passato colonialista. Ma in Lucania le royalties che vengono date sono nell'ordine del 5-7%, qualche volta anche meno. Altro che il 50% che si fanno rilasciare il Venezuela o la Bolivia.

Quindi da una parte non ci sono benefici, ma in compenso danni ce ne sono tantissimi. A cominciare dall'inquinamento, che inevitabilmente il petrolio porta con sè. Inquinamento che sta per mettere fuori mercato il miele, che da sempre è uno dei prodotti di punta della regione. E questo aumenterà la scarsità di posti di lavoro, che qui è un problema cronico, che losfruttamento petrolifero non ha aiutato. Infatti solo poche centinaia di persone della zona hanno trovato lavoro nel settore petrolifero; e anche se la regione ha solo 570 mila abitanti, è chiaro che poche centinaia di occupati non fanno una grande differenza, in una delle regioni più povere d'Italia. Così continua l'emigrazione verso il nord o verso l'estero, al ritmomedio di circa 4000 persone all'anno. Ma sono gli stessi enti locali che non agiscono: in tutta la Basilicata i punti per la rilevazione dell'inquinamento chimico (benzeni, alcoli, idrogeno solforato e così via) sono pochissimi e le rilevazioni vengono fatte due o tre volte l'anno, cosa che non permette di valutare appieno lo stato delle cose. Ma se ricordiamo che ci sono ancora molti paesi che non hanno nemmeno il gas in casa, perchè non sono mai stati collegati alla rete energetica nazionale...

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di Antonio Rispoli
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