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Lunedì a Pianura conferenza stampa sul Venerabile Don Giustino Russolillo


Lunedì a Pianura conferenza stampa sul Venerabile Don Giustino Russolillo
09/07/2010, 21:07

Il prossimo lunedì a Pianura, una nuova testimonianza di fede prenderà corpo, perché presso la Casa Madre dei Vocazionisti di Pianura, quartiere a sud della collina dei Camaldoli di Napoli, ci sarà una conferenza stampa, importante per chi ama la figura del Venerabile Don Giustino Russolillo. Infatti, dopo un percorso iniziato nel 1976 (quando Don Oreste Anella, Postulatore Generale, inoltra richiesta all’ordinario di Pozzuoli, Mons. Salvatore Sorrentino, per ottenere dalla Congregazione delle Cause dei Santi, l’autorizzazione per l’apertura della Causa di Beatificazione di Don Giustino), è stata riconosciuta in via definitiva che il Venerabile ha effettuato una guarigione. Questo è l’ultimo atto del processo pre-beatificazione, e la conferenza stampa avrà lo scopo di far conoscere ai fedeli di tutto il mondo, le virtù del Servo di Dio, che in vita era il parroco della chiesa di San Giorgio a Pianura. Sono numerosissime le testimonianze di intercessione di Don Giustino; basta andare sul sito www.dongiustino.com, e leggere le parole d’amore che tanti fedeli hanno voluto lasciare come ricordo dell’azione del parroco nato a Pianura il 18 gennaio del 1891. Nella sua vita, Don Giustino sarà sempre riconosciuto come l’uomo di Dio, una creatura del cielo vivente sulla terra. Sin da piccolo, era evidente quale sarebbe stato il suo destino, ed emblematiche furono le parole di sua nonna Giuseppina Scherillo, riferendosi al nipote: “Questa creatura ha il talento di Dio!”. La sua vita terrena si concluse il 2 agosto del 1955, e per elencare gli insegnamenti e le testimonianze della sua fede, non basterebbero le pagine di un quotidiano. I primi insegnamenti Don Giustino li ebbe dalle sue zie, ed una volta entrato in seminario, il chierico Russolillo attirò subito l’attenzione e la stima dei superiori. Agli esami fu sempre il primo assoluto, e terminò il corso teologico con medaglia d’oro. Il catechismo in tutte le forme, dalle più rudimentali alle più elevate, era la sua arma preferita per le sante conquiste del bene.

Fin dal 1910 l'attività di Don Giustino cominciò ad essere spiccatamente vocazionista. Un giorno che Don Giacomo Vaccaro gli chiese come rispondere a chi vuole notizie sulle origini del Vocazionario, egli stesso suggerì: "rispondete: da un prete che faceva il catechismo tutti i giorni" poi aggiunse: "nel catechismo vi incontrerete con i ragazzi, scoprirete le vocazioni e comincerete a coltivarle". A 20 anni lo chiamarono per la visita militare. Il Vescovo, conoscendone il pudore, ottenne che fosse visitato a parte. Lo fecero rivedibile per insufficienza toracica e l'anno seguente per lo stesso motivo lo riformarono. Poi scoppiò la guerra. Il 14 maggio 1916 i riformati, salvo rare eccezioni, furono arruolati in massa, specialmente le sottane nere, che i massoni angariarono come e quanto vollero. Don Giustino era di una magrezza spettacolare. Quanti mesi di cura hai fatto per ridurti così? chiese con cipiglio minaccioso il capo della commissione di leva. Egli non raccolse l'insinuazione velenosa, ma i paesani protestarono forte per lui. Fu arruolato in sanità e, dopo un breve periodo di addestramento, lo inviarono all'ospedale militare del Sacramento.

La sera del primo febbraio 1919, con l'approvazione del Vescovo Diocesano e il permesso del parroco locale, iniziò la pia unione, allo scopo di promuovere l'istruzione dei fanciulli, la cultura ascetico-missionaria tra i fedeli e per fiancheggiare l'opera nascente delle Divine Vocazioni. La Chiesa parrocchiale era gremita. La ricorrenza liturgica di S. Ignazio martire dette lo spunto all'esortazione: diventare ostia con l'Ostia. Divise le candidate in tre gruppi : le effettive alle quali impose il nastro dal colore liturgico, le aspiranti alle quali impose il laccio dal colore liturgico, le aggregate coniugate alle quali impose la coccarda sempre dal colore liturgico. La medaglia miracolosa completava i tre distintivi. Per tutta la vita egli propugnerà la spiritualità in piena aderenza alla liturgia; il bianco, il rosso, il verde, il viola richiamano e alimentano i sentimenti della spiritualità ufficiale, quella che scaturisce dal sacrificio della Croce. La Pia Unione ebbe l'incarico di costituire dei centri di preghiera in ogni cortile in preparazione alla consacrazione al S.Cuore. L'emulazione era vivissima. Il giovane sacerdote interveniva per gli ultimi preparativi. Addobbi estrosi, luci policrome, canti devoti animavano i cortili fino a tarda notte. Un giorno Don Antonio Chiaro, parroco a Soccavo, gli chiese:
- Che fai a Pianura?- Faccio i preti... piuttosto tu che fai? - Faccio il parroco.- Ebbene, è dovere proprio del parroco adoperarsi affinché i fanciulli che presentano segni e indizi di vocazione ecclesiastica siano preservati dal contagio del secolo.Si riferiva al canone 1353 del Diritto Canonico. Questo pensiero, sviluppato con molta originalità, il 1943 al Congresso Eucaristico di Anagni piacque tanto all'Ecc.mo Monsignore Attilio Adinolfi e all'assemblea che fu dato alle stampe e distribuito a spese del Congresso. Il lamento di S. Pio X era caduto nell'anima del seminarista Russolillo come seme rigoglioso su terreno fecondo. I seminari si vuotano? I conventi si spopolano ? Ebbene, egli creerà i Vocazionari, i vivai dove i Vescovi e gli ordini religiosi potranno prelevare piantine già selezionate per trapiantarle nelle loro diocesi e nei loro noviziati.Oggi parecchi Vescovi hanno il preseminario e molti ordini hanno le scuole apostoliche. Don Giustino ne fu il precursore; fu e rimane il fornitore disinteressato. Faceva conoscere agli alunni i santi fondatori, ne procurava le immagini e le biografie,ne spiegava lo spirito e le opere, ne solennizzava le feste liturgiche, faceva circolare i periodici dei loro istituti, facilitava i contatti con i religiosi di questi. Evidentemente, molti giovani che apprezzavano l'opera sua chiedevano l'onore di diventare suoi collaboratori, e quindi religiosi vocazionisti. Don Francesco Sepe fu il primo sacerdote che si unì al Fondatore. Altri - o locali, come Don Aniello di Fusco, o viciniori, come Don Michele Arcopinto e Don Antonio Chiaro - lo coadiuvavano nell'insegnamento. Le si facevano sempre più pressanti e la canonica, diventava angusta, subì molteplici adattamenti e ampliamenti. La terrazza fu trasformata in baracca di legno e poi a stanzette di muratura; la rimessa diventò cucina; il piccolo giardino diede posto a un refettorio, coperto provvisoriamente con lamiere di zinco. Furono sistemati i letti anche in soffitta. Urgeva sciamare. Le suore da vere vocazioniste fecero più volte il sacrificio di cedere la loro casa.- Abbiamo tante domande, diceva il Fondatore, potremmo accettare tanti ragazzi che diventerebbero tanti sacerdoti... fate voi il sacrificio di trovare un'altra casa.Fecero il sacrificio una prima una seconda e una terza volta ma così non poteva continuare, ci voleva un vocazionario grande, costruito di sana pianta. Anche il presbiterio non li conteneva più. Stringevano, come corolla vivente, l'altare di Dio. Mimì Di Fusco, uomo devoto, fedele amministratore dei beni parrocchiali, abituato alla... beata solitudine, si trovava a disagio fra tanti ragazzi oranti. In morte lasciò le sue proprietà all'Opera. Suor Clara Loffredo risolse la questione comprando fuori l'abitato - in località Camporotondo - un vasto appezzamento di terreno che mise a disposizione del Fondatore. Già alcuni anni prima Don Giustino, dall'alto della collina dei Camaldoli, guardando proprio in quella direzione, aveva detto a Don Antonio Palmieri- Guarda laggiù quella casa grande... il cortile.., i Padri che recitano il breviario.Don Antonio sbarrava gli occhi stupiti, senza vedere. E venne il giorno sospirato. La zona fu spiantata e in un pomeriggio ventoso la prima pietra, coperta dalle corone di tutti i presenti, fu benedetta dal Fondatore e posta come fondamento del futuro edificio. I ragazzi si improvvisarono manovali sotto la guida di capimastri locali. Molti muratori nei giorni festivi offrivano mezza giornata di lavoro. Ogni domenica gruppi di ragazze volenterose, guidate dalle suore, accorrevano per il trasporto e l'avvicinamento dei materiali. Come salario reclamavano una caramella, una medaglia, una immaginetta... e, quando non l'avevano, protestavano strepitavano... ma puntualmente la domenica seguente ritornavano sul posto. Che dico ? già il lunedì, come sempre, alleggerivano alle suore la dura fatica del bucato. Le stesse suore collaboravano alla buona riuscita. E oggi, per chi guarda dall'alto il paese immerso nelle nebbie mattutine, il grande Vocazionario è il transatlantico di Pianura. Per noi è la Casa Madre, dove il Fondatore per molti anni ha insegnato e governato, sofferto e pregato, la casa dove riposano le sue spoglie mortali. Durante la costruzione del Vocazionario vennero i primi inviti da fuori diocesi e furono aperte le prime case. Alla morte del Fondatore la Congregazione contava ventisei tra case e parrocchie, oltre le cinque case del Brasile.

Don Giustino morì il 2 agosto del 1955. Oggi, più che mai, la sua figura è ancora viva tra noi.

 

 

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di Alfredo Di Costanzo
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