Cronaca / Giudiziaria

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Per l’ex ministro l’accusa è di falsa testimonianza

Mafia-Stato: chiesti 12 rinvii a giudizio. C’è anche Mancino

Chiesto il processo anche per Riina, Provenzano e Dell’Utri

Mafia-Stato: chiesti 12 rinvii a giudizio. C’è anche Mancino
24/07/2012, 15:28

ROMA - C’è una svolta nell’ambito delle indagini riguardanti la trattativa tra Mafia e Stato. I magistrati che si occupano del caso, con il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, hanno chiesto il rinvio a giudizio per i dodici indagati coinvolti nell’inchiesta: sono numerosi i nomi di spicco elencati nella lista della richiesta di rinvio a giudizio, ma tra tutti quello di maggiore rilievo è il nome dell’ex ministro Nicola Mancino, che tra l’altro con le sue telefonate al Quirinale, intercettate dai magistrati e rese parzialmente pubbliche da alcuni organi di stampa, ha suscitato l’ira dell’inquilino del Colle. Tra gli altri nomi figurano anche quello di Totò Riina e Bernardo Provenzano per quanto riguarda gli esponenti della mafia, mentre fra le cariche dello Stato ci sono quelli degli ex ufficiali del Ros, Mario Mori e Antonio Subranni, oltre al già citato Nicola Mancino. La Procura di Palermo chiede un processo anche per i senatori Marcello Dell’Utri e Calogero Mannino. Tutti, tranne Mancino, sono accusati di attentato a un corpo politico: Mancino risponde invece di falsa testimonianza.

La Procura di Palermo, dunque, tira dritto nella sua tesi accusatoria e denuncia che apparati di primo piano dello Stato nel periodo 1992-94 avrebbero tratta direttamente con i capo mafia per far cessare le stragi che insanguinavano in quel periodo storico il Paese, come quella di falcone e Borsellino. Per i magistrati non ci sono dubbi su come andarono le cose in quegli anni: secondo la loro ricostruzione, fu l’ex ministro Dc Calogero Mannino ad avviare la trattativa con i vertici di Cosa Nostra, all’inizio del ‘92, perché temeva di essere ucciso. Poi, sarebbero stati i carabinieri del Ros a proseguire il dialogo segreto fra Stato e Mafia, tramite l’ex sindaco Vito Ciancimino. Dopo il ‘93, invece, i boss avrebbero avuto un altro referente nei palazzi delle istituzioni: l’attuale senatore Marcello Dell’Utri.

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di Redazione
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