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Furti di attrezzature al primo posto dei reati poi il racket

Mafie: 350mila agricoltori vittime del racket

25mila imprese agricole chiuse per debiti e usura

Mafie: 350mila agricoltori vittime del racket
10/07/2012, 19:07

ROMA - Più di 240 reati al giorno, praticamente 8 ogni ora, oltre 350mila agricoltori (un terzo del totale) che hanno subito e che subiscono gli effetti della criminalità organizzata che, come una piovra, allunga sempre più i suoi tentacoli sulle campagne italiane. Un business da oltre 50 miliardi l'anno che negli ultimi cinque anni ha fatto chiudere 25mila imprese agricole per debiti o usura. E’ quanto emerge dal IV Rapporto sulla “Criminalità in agricoltura” della Cia-Confederazione italiana agricoltori in collaborazione con la Fondazione Humus. Al primo posto, per numero, fra i reati troviamo i furti di attrezzature e di mezzi agricoli. Il racket è il secondo reato - sempre per numero di crimini commessi - che si registra. Segue a debita distanza l’abigeato, un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno circa 150.000 animali spariscono, la gran parte destinata alla macellazione clandestina. E ancora: il danneggiamento alle colture e le aggressioni nei confronti delle persone. Il numero degli agricoltori coinvolti in rapporti usurai non sono meno di 20mila, ma le posizioni debitorie raggiungono un terzo delle aziende. Nel rapporto si segnalano anche “l’odioso caporalato”, i furti del rame (che causano il blocco di raccolti e coltivazioni in momenti cruciali per l'agricoltura) e le discariche abusive, fenomeno sempre più in espansione e che si riscontra in quasi tutte le regioni. Ciò che emerge ancora una volta è l'estensione e la ramificazione operativa dei clan interessati, sia a livello territoriale sia in termini di controllo criminoso su tutte le attività che riguardano produzione e smercio di prodotti agricoli. E ancora, i legami ormai consolidati tra cosche campane, calabresi, siciliane e pugliesi per poter meglio presidiare il settore su una scala di livello industriale. E ciò avviene attraverso l'accaparramento dei terreni agricoli, l'intermediazione dei prodotti, il trasporto e lo stoccaggio fino all'acquisto e all'investimento in centri commerciali. Tutti passaggi utili alla creazione del valore vengono presidiati. Naturalmente questa presenza capillare “strozza” il mercato, distrugge la concorrenza e instaura un monopolio oppure un oligopolio basato sulla paura e la coercizione. Inoltre, negli ultimi anni le organizzazioni criminali arrivano fino alla tavola degli italiani, grazie all'ingresso diretto nella Grande distribuzione organizzata (Gdo) con supermercati e insegne proprie. Nel “dossier” della Cia si rileva infine che la criminalità in campagna è autoctona, che può servirsi anche di extracomunitari (per lo più clandestini), ma che adopera per lavori di semplice manovalanza (carico e scarico di merce). Non si è in presenza di semplici banditi rurali ma una vera e propria criminalità organizzata.

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di Valerio Esca
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