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È la storia di Davide Belgarbo che vive escluso da tutto

Malato di Msc, vive escluso dal mondo


Malato di Msc, vive escluso dal mondo
17/11/2011, 20:11

SAN GIUSEPPE VESUVIANO – Davide Belgarbo è un uomo di 47 anni che vive a San Giuseppe Vesuviano con la moglie e la figlia di 17 anni ma che – essendo affetto da Msc (sensibilità chimica multipla) – vive escluso dal mondo. A causa di questa malattia, Davide non può usare il cellulare, non può recarsi da un amico, non può stare con gli altri e tanto meno può recarsi all’ospedale, proprio come tutte quelle persone affette da Msc o EHS( sensibilità elettromagnetica). “Mi sono ammalato da circa un anno e mezzo", racconta Davide, "e da allora ogni gesto quotidiano è diventato un vero problema: anche lavarmi, vestirmi per uscire di casa, non posso utilizzare saponi trattati, deodoranti, profumi, ne posso stare vicino a chi li usa. I vestiti debbono essere lavati con prodotti naturali senza profumazione ed anche le persone che vivono con me o che si trovano a starmi a contatto, devono essere "decontaminati"".
Una vita da prigioniero che è iniziata con sintomi comuni ma dopo varie visite specialistiche e diverse cure sbagliate - in quanto in Italia sono poco più di 5000 le persone affette da questa malattia e quindi non tutti gli specialisti sono in grado di riconoscere questa malattia – Davide ha saputo il problema da cui era affetto. Fortunatamente, il 47enne è riuscito a continuare il suo lavoro perché l’azienda dove lavora da ormai moltissimi anni, gli permette di lavorare in una stanza da solo, con un purificatore d’aria e riuscendo a gestire i probleme che quotidianamente si trova ad affrontare ma ciò non esclude che – se le condizioni dell’uomo peggiorino - Davide debba rinunciarvi.
Belgarbo vuole solo che le autorità gli diano una mano nel superare i disagi che questa malattia gli crea costantemente. "Ho scritto al direttore dell´ospedale di Nola, al presidente della Regione sono passati mesi e nessuno mi ha risposto", dice, "Chi come me è affetto da Mcs vorrebbe che la malattia fosse riconosciuta, combattiamo ogni giorno con l'indifferenza”.

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di Erika Noschese
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