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Un affresco di Paolo Borsellino

"Maledetta mafia", storia di una testimone di giustizia

La donna vive oggi con la figlia in una località segreta

'Maledetta mafia', storia di una testimone di giustizia
24/10/2012, 22:01

MILANO - '”Fa un affresco di Paolo Borsellino che rende ancora più infami le nefandezze dette e scritte” sul conto del magistrato, ucciso nella strage di via D'Amelio, negli anni della nomina a Procuratore della Repubblica di Marsala: così Gian Carlo Caselli, procuratore capo di Torino, descrive il libro “Maledetta Mafia” di Piera Aiello, testimone di giustizia che con Borsellino collaborò, 22 anni fa, dopo l'uccisione del marito e del suocero, piccoli boss del Trapanese. La donna, ancora sotto protezione, ha presentato oggi il suo libro (scritto con il giornalista Umberto Lucentini per le Edizioni San Paolo) in un blindato Palazzo Marino, sede del Comune, insieme a Umberto Ambrosoli e don Luigi Ciotti, presidente di Libera. “Era in cantiere da qualche anno”, ha raccontato la donna che oggi vive con la figlia in una località segreta. E quando si decise a mettere nero su bianco la sua storia, si raccomandò con la casa editrice “che non fosse costoso, perché anche le scuole e i ragazzi dovevano avere la possibilità di acquistarlo e leggerlo”. Nel testo la figura di Borsellino, di “zio Paolo”, è centrale. “Era la spalla amica su cui piangere”, spiega, dopo aver ricordato quando ai primi incontri il magistrato la mise davanti a uno specchio e le assicurò che “non ero una persona senza futuro, ma una persona che avrebbe potuto essere felice”. O ancora “quando regalò una bici a mia figlia, costretta a stare con me in caserma''. Ora, dopo 22 anni, Piera Aiello continua a lottare: impegnandosi con le associazioni antimafia e per migliorare le condizioni di chi, innocente, mette la propria vita in pericolo per collaborare con la giustizia. “Rischiamo di non essere ascoltate dallo Stato. Ci sono persone che sembrano volerci isolare - è la sua denuncia -. E’ da anni che noi testimoni di giustizia chiediamo allo Stato proposte di legge o emendamenti per fare stare un po’ meglio chi è nella nostra situazione, chiedendo ad esempio il reinserimento lavorativo e il diritto allo studio”. Al momento però “siamo stati ignorati” ma il documento che raccoglie le proposte “lo presenteremo il 30 ottobre alla Commissione Antimafia dell'Europarlamento e speriamo che l'Europa ci ascolti e ci risponda”. Nel frattempo, “la mafia non dimentica”, ammette. “Mi sono sempre sentita minacciata ma è una condizione che provo da così tanto tempo che ormai mi ci sono abituata”.

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di Valerio Esca
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