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In segno di protesta per l'apertura di Cava Sari

Manifestanti occupano il comune per protesta


Manifestanti occupano il comune per protesta
26/11/2010, 12:11

BOSCOREALE- Una nuova pagina si apre nel romanzo della crisi sui rifiuti in Campania  ieri sera,infatti, un centinaio di manifestanti composti di cittadini ed appartenenti al comitato antidiscarica hanno occupato la sala giunta del Comune di Boscoreale. In una nota del movimento Difesa del territorio area Vesuviana, i rappresentanti dei comitati spiegano il motivo della protesta fatta in seguito ad una assemblea che si è svolta nel pomeriggio a piazza Pace. Alla base della protesta il malcontento dei cittadini per "il ritiro delle ordinanze anti-discarica da parte dei sindaci di Terzigno, Domenico Auricchio e Boscoreale, Gennaro Langella. Gli occupanti chiedono, appunto, la chiusura immediata di Cava Sari all'interno della quale invece continuano ad essere sversati ogni giorno circa 500 tonnellate di rifiuti provenienti da 18 Comuni dell'area vesuviana. "Una iniziativa che ha contraddetto dopo pochi giorni le deliberazioni degli stessi Comuni e che trovavano il grandissimo consenso della popolazione. Grazie a questi atti irresponsabili - si legge nel documento - si è ritornato a sversare nella bomba ecologica chiamata Cava Sari, una cloaca pericolosa, come dimostrano le analisi ambientali fatte dagli stessi Comuni e dalla Provincia". I comitati chiedono il perché le due ordinanze siano state ritirate dal momento che "l'unica iniziativa in tal senso, quella del procuratore di Nola, Paolo Mancuso, non lo imponeva legalmente". In nottata comunque 41 autocompattatori hanno potuto sversare a Cava Sari anche se le operazioni erano rallentate da centinaia di cittadini dei comitati antidiscarica che hanno controllato la provenienza dei camion e se le ditte fossero autorizzate al trasporto della spazzatura. In merito alla questione rifiuti è atteso oggi il premier Silvio Berlusconi che incontrerà in Prefettura a Napoli i vertici degli enti locali e dell'esercito.

 

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di Simona Buonaura
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