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Un argomento finito nel dimenticatoio

Marchionne, dove sono i 20 miliardi?


Marchionne, dove sono i 20 miliardi?
26/08/2011, 17:08

L'anno scorso, più o meno di questi tempi, si stava preparando un referendum che riguardava le officine Mirafiori, a Torino. I lavoratori dovevano scegliere se accettare un contratto in cui rinunciavano alle pause pranzo, in parte alle pause fisiologiche, rinunciavano a scioperare e ad avere sindacati; oppure se rifiutare il contratto, ed essere licenziati. Il risultato fu ovvio, anche se di misura: a decidere furono i quadri impiegatizi, quelli non interessati dal cambio di contratto.
QUesto contratto era già stato imposto con lo stesso ricatto a Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, e poi sarebbe stato imposto a GRugliasco. In cambio, l'amministratore delegato della Fiat garantiva un investimento di 20 miliardi di euro nelle varie fabbriche, onde lanciare i nuovi modelli sul mercato entro l'inizio del 2013. Ora, anche un bambino capisce che una macchina non si produce da sola per magia. Servono i pezzi, il motore, la carrozzeria, ecc. E al momento del lancio (non si8amo più negli anni '80, quando il lancio id una autovettura era al massimo un fatto nazionale) si presuppone che ci siano qualche migliaio di auto, per le prime prenotazioni. Quindi vogliamo dire che le nuove catene di montaggio, i nuovi stampi, ecc. devono essere installati il 30 giugno 2012? Sei mesi non sono molti, per tutte le modifiche che è necessario fare e per iniziare la produzione, ma ci possiamo stare.
Ma a quel 30 giugno mancano 10 mesi. Quindi Marchionne intende modificare le linee di produzione di Mirafiori, Cassino, Grugliasco (oggi ha annunciato che qui l'investimento di 550 milioni partirà a breve, ma si produrranno Maserati), Pomigliano d'Arco, addestrare gli operai, preparare i materiali, fornire i disegni alle ditte dell'indotto che devono a loro volta modificare la produzione e tutto il resto. E il tutto spendendo questi fantomatici 20 miliardi. E sarebbe curioso sapere da dove li prende, dato che nell'ultimo anno Marchionne ha letteralmente vampirizzato le casse della Fiat per arrivare a ricomprare più del 50% della Chrysler.
Insomma, diciamocelo francamente: quella dei 20 miliardi era una balla, come si sapeva sin dall'inizio. Solo il governo, la CIsl e la Uil, nonchè l'Ugl (praticamente sconosciuta in quelle fabbriche) ci hanno creduto e hanno fatto pressioni indicibili sulla Fiom, perchè anche lei si stesse zitta ed appoggiasse un piano di sviluppo che non esiste. In realtà, si sta solo aspettando la fine della cassa integrazione (appunto, gennaio 2013) per poi chiudere allegramente Pomigliano, Cassino, forse anche la parte di Mirafiori che si interessa di costruire le vetture. L'obiettivo di Marchionne era chiaro sin da quando è iniziata la vicenda Chrysler: demolire la Fiat ed usare solo il marchio. E' ridicolo quando i giornalisti scrivono "Fiat-Chrysler". In realtà sarà Chrysler, punto. Tradizione prestigiosa, nota per le sue auto potenti e su cui è possibile fare notevoli ricarichi di prezzo, che sono difficili con un marchio che campa su utilitarie che devono essere vendute a basso prezzo.
E di questo, bisogna ringraziare Cisl e Uil. I rispettivi segretari - Angeletti e Bonanni - si sono spesi incessantemente contro la Fiom e a favore del piano Marchionne. Una volta che verrà dimostrato che il piano Marchionne non è mai esistito, che loro hanno aiutato Marchionne a disfarsi di 12 mila operai (che non potranno neanche protestare o scioperare, in base al contratto che hanno firmato, rischiano anche la beffa di sanzioni pecuniarie) a Pomigliano d'Arco e di chissà quanti altri nel resto d'Italia, che cosa dovrebbero fare? In Giappone farebbero harakiri, ma si vede a colpo d'occhio che non hanno il senso dell'onore tipico di quel popolo

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di Antonio Rispoli
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