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Intervista d'attacco dell'ad di Fiat

Marchionne: "Produrremo auto in Serbia, sindacati italiani poco seri"


Marchionne: 'Produrremo auto in Serbia, sindacati italiani poco seri'
22/07/2010, 09:07

TORINO - E' un Marchionne aggressivo, quello che appare nella intervista rilasciata a Repubblica. Una intervista che si incentra su un solo punto: il trasferimento in Serbia della produzione della L0, una monovolume che dovrebbe sostituire la Multipla, l'Idea e la Musa, che oggi sono costruite a Mirafiori. Secondo l'ad della Fiat, la colpa è dei sindacati: "Ci fosse stata serietà da parte del sindacato, il riconoscimento dell'importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere con la certezza che abbiamo in Serbia la L0 l'avremmo prodotta a Mirafiori. Fiat non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti sugli impianti italiani: dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni dell'attività". Naturalmente non una parola sul fatto che il trasferimento in Serbia è motivato dall'incasso di bonus economici dalla Banca Europea degli Investimenti e dal governo di Belgrado, per oltre un miliardo di euro.
E a Mirafiori? Marchionne non si sbilancia: "Produrremo altro, ci stiamo pensando". E poi torna su Pomigliano d'Arco: "A Pomigliano abbiamo deciso di andare avanti e lo faremo con i sindacati che hanno scelto di condividere la responsabilità di fare in modo che la fabbrica sia governabile. Pomigliano è un work in progress, abbiamo scelto di investire 700 milioni e se non funzionerà abbiamo altre alternative non in Italia".
C'è da chiedersi cosa pretenda Marchionne. Se si esclude la Fiom, tutti gli altri sindacati hanno sottoscritto qualsiasi accordo presentato dalla Fiat; i lavoratori di Pomigliano sono stati puniti, per la mancata adesione di massa all'idea di rinunciare ai propri diritti di legge e costituzionali, con il mancato pagamento di un bonus di 700 o 800 euro per la produttività del triennio; in più questa strana scissione tra Fiat Auto e Fiat Industrial, che sembra preludere ad un trasferimento negli Stati Uniti di tutte le produzioni più remunerative, in modo da avere la scusa giusta per chiudere le restanti fabbriche italiane, già ridotte ai minimi termini. Insomma, tante cose allo stato non spiegate e difficilmente spiegabili.

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di Antonio Rispoli
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