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Record 17% di costa non balneabile

Mare inquinato, Legambiente: Campania "bandiera nera"


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Mare inquinato, Legambiente: Campania 'bandiera nera'
28/07/2009, 15:07

Perdura lo stato di allerta sul fronte dell'inquinamento delle acque campane, degenerato, negli ultimi tempi, in vera e propria psicosi, tale da indurre i più a disertare i lidi anche nei punti indicati come balneabili dalla mappa stilata dall'ARPAC. "Difficile interrompere il meccanismo di allerta e ripristinare le condizioni naturali nella regione" - ha osservato il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, nel corso di una conferenza stampa indetta a Napoli, presso lo storico archivio fotografico Parisio in Piazza del Plebiscito, per fare il punto della situazione. A confermare lo stato di criticità concorrono anche i dati degli ultimi monitoraggi effettuati, oltre che sul versante litorale, anche lungo il corso dei fiumi: ben nove nella regione, tra cui il Sele, il Sarno, l'Irno e il Picentino, sono risultati pesantemente contaminati da batteri coliformi e streptococchi, esito dello sversamento selvaggio di liquami inquinanti operato in assenza di impianti di depurazione. Non sono risultate immuni neppure le due spiagge del Lido di Licola a nord e a sud della foce Canale di Quarto. Se ai danni provocati all'ecosistema marino e fluviale dal mancato funzionamento, ovvero dal sabotaggio - come nel caso di Cuma - degli impianti adibiti alla depurazione delle acque, si somma lo scempio della cementificazione abusiva, in costante aumento secondo quanto constatato da Goletta Verde di Legambiente durante l'ultimo sopralluogo allo scadere del 24esimo anno dalla sua nascita, si riesce a comprendere il perché dell'attribuzione della "bandiera nera" alla Campania, unica regione italiana dove la percentuale di costa non balneabile raggiunge la quota record del 17%. "Lo stato di salute delle nostre acque - ha spiegato Gianluca Della Campa, portavoce di Goletta Verde - è gravemente compromesso da un deficit depurativo che ha passato i limiti tollerabili in un paese che si presume civile. E' davvero scandaloso che i fiumi campani siano ormai diventati collettori di batteri. Ancor più vergognosa, forse, l'inefficacia con cui finora le istituzioni hanno affrontato una crisi denunciata da anni." Sarà dunque difficile ripristinare la normalità nelle acque campane e restituire ai napoletani quella che essi a gran voce reclamano come la "risorsa negata", voce di richiamo fondamentale per il turismo; ma se è vero che la situazione è oggettivamente drammatica, occorre tuttavia prestare attenzione a non fomentare allarmismi come quello generato dalle voci circolate in questi giorni su presunte epidemie quali la famigerata infezione che avrebbe comportato l'insorgere, sulla pelle di qualche incauto bagnante non meglio identificato, di bolle con fuoriuscita di vermi.

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di Francesca Pellino
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