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La malavita che fa impresa e non ha rivali

Maroni:"Ogni anno 90 miliardi di denaro pulito dalla mafia"


Maroni:'Ogni anno 90 miliardi di denaro pulito dalla mafia'
03/05/2010, 18:05

MILANO - Non esiste macchina d'impresa più forte ed imponente di quella messa in piedi e foraggiata dalla malavita organizzata. A ricordarlo, durante l'incontro a porte chiuse organizzato dall'Aspen Institute Italia, è Roberto Maroni. Il ministro dell'Iterno, infatti, citando i dati del fondo monetario internazionale, ricorda che la mafia riesce ad incassare ogni anno circa 90 miliardi di euro; reinvestendoli poi in attività "pulite".
Le cifre citate da Maroni, infatti, sono da ritenersi come ricavi al netto dei costi di riciclaggio e di tutte le altre operazioni criminose gestiste per ottenere l'enorme volume d'affari finale. Come combattere dunque la poderosa attività della mala? Il ministro, durante la tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche Giulio Tremonti, Renata Polverini ed il capo della polizia Antonio Manganelli ha voluto precisare che:"Sono emerse numerose proposte interessanti di cui abbiamo preso atto e che saranno trasferite nel dibattito parlamentare sul nuovo codice delle leggi anti-mafia che si sta discutendo per iniziativa del governo nell'ambito del piano straordinario approvato a Reggio Calabria, misure più efficaci nell'aggressione ai patrimoni mafiosi, sulla tracciabilità dei flussi finanziari sulla certificazione antimafia, sul ruolo attivo delle Prefetture per supportare gli imprenditori contro le infiltrazioni mafiose. tante cose interessanti che saranno valutate".
Il leghista, come già precisato, aveva in precedenza ricordato che, i 90 miliardi di introiti, sono soldi che "la mafia e le altre organizzazioni criminali hanno disponibili tutti gli anni in Italia come investimenti per infiltrazioni nelle attività economiche. Questa è la cosa più grave. Su questo, sugli strumenti per intercettare il riciclaggio e gli investimenti mafiosi nell'economia legale, si concentra l'azione dell'attività investigativa della polizia".
Una mole di denaro che è però difficilissima da controllare e da bilanciare; soprattutto in uno stato dove la pressione fiscale, essendo decisamente elevata a fronte di una scarsa qualià di servizi e welfare, rappresenta un ulteriore incentivo all'evasione ed alla scelta di strade che non debbano tenere presenti i numerosi cavilli burocratici, finanziari e tributari solitamente collegati alla creazione di un'impresa ed alla sua sopravvivenza. Il ministro dell'Interno, dunque, potrebbe intervenire prima di tutto in stretta collaborazione con il ministero dell'Economia; alleggerendo la pressione sulle piccole e medie imprese e favorendo (valorizzandole) le realtà che scelgono la legalità e non si fanno tentare da forme d'imprenditoria deformata. Insomma, in poche parole, non far più gravare sulle spalle degli onesti l'incredibile peso dell'inefficienza del sistema fiscale e la disparità di trattamento tra chi rispetta la legge e chi, evadendo milioni e milioni di euro, si vede poi miracolato dal solito "condono"(sconto) e fa sentire il tartassato cittadino una vittima sacrificale del malcostume dilagante.

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di Germano Milite
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