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L’ex presidente del Lazio chiede perdono al Papa

MarrazzoGate, 60mila files recuperati dal pc di Brenda


MarrazzoGate, 60mila files recuperati dal pc di Brenda
26/11/2009, 19:11

ROMA – Tantissimi files. Decine di migliaia, per un ‘peso’ di 130 gigabyte. E’ l’ ‘archivio’ scoperto nel pc di Brenda, la transessuale trovata morta il 20 novembre scorso per asfissia da fumo nel suo monolocale romano, in via Due Ponti. L’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, dopo un periodo di ritiro spirituale nell’abbazia di Cassino, si è rivolto direttamente al Papa per presentare mea culpa. “Santità, mi perdoni”, così comincerebbe la lettera inviata al Pontefice.
Gli investigatori sono riusciti a recuperare parzialmente il contenuto dell’hard disk rinvenuto nell’abitazione, che qualcuno aveva tentato di distruggere mettendo il pc nell’acqua. Le scansioni sulla memoria hanno dato i primi frutti, anche se, ammettono gli inquirenti, i dati sono stati per il momento solo salvati, non ancora controllati. Allo stato attuale, potrebbe esserci di tutto. Files audio, video, immagini. Forse i film che Brenda vedeva, la musica che ascoltava, le foto degli amici e i ricordi di qualche vacanza. Ma potrebbe esserci molto di più. Potrebbero esserci foto e video di incontri, appunti che varrebbero oro per i magistrati. Le operazioni di recupero files, fatte con scansioni approfondite (molti dei files erano stati anche cancellati) richiederanno diverse ore e probabilmente sarà necessario aspettare domani per il salvataggio completo.
Intanto, le indagini sulla morte di Breda proseguono. Questa mattina gli inquirenti hanno effettuato un nuovo sopralluogo nel monolocale, alla ricerca di altri elementi utili per la ricostruzione delle modalità culminate nella morte della trans. Prossimamente sarà riascoltata in Procura China, la trans amica di Brenda che, nella puntata di ‘Porta a Porta’ di qualche giorno fa, aveva parlato di 30mila euro consegnati alla trans morta dall’ex presidente della Regione Lazio.
Prosegue anche l’inchiesta sulla morte di Gianguarino Cafasso, il pusher salernitano trovato morto in un albergo della periferia romana il 12 settembre scorso: per la Procura il 36enne è stato ucciso da una dose di eroina ‘mascherata’ farmacologicamente in modo da sembrare cocaina. Monica Gregorio, legale della famiglia di Cafasso, ha incontrato oggi il pm Francesca Passaniti, che indaga sulla morte del 36enne. “Abbiamo dato la nostra disponibilità a nominare dei consulenti medico-legali, - ha dichiarato l’avvocato, - riteniamo che con i risultati degli esami tossicologici, che ancora non sono stati depositati, si possono eliminare molti dubbi e imprecisioni dette in questi giorni”. Cafasso, inoltre, ha sottolineato il legale, “non era la persona che è stata descritta. Aveva una condanna per droga ma risalente ad oltre dieci anni fa”.
E’ un periodo nero per Piero Marrazzo. Dopo lo scandalo tirato fuori dai quotidiani su serate a trans e coca, l’ex governatore della regione Lazio ora presenta il mea culpa. E non lo fa alla propria famiglia o ai suoi elettori, ma nientemeno che al Papa in persona. Dal Palazzo Apostolico Vaticano, infatti, è filtrata la notizia che, qualche giorno fa, sarebbe giunta una missiva presso l’ufficio del segretario di Stato della Santa Sede Tarcisio Bertone inviata dallo stesso Marrazzo. Il condizionale è d’obbligo in questi casi, anche perché la notizia, girata questa mattina dalle pagine del quotidiano La Repubblica, non ha ancora trovato le dovute conferme.
Quanto ai primi, ipotetici particolari, i ben informati parlano di una missiva preparata da Marrazzo per chiedere alla Santa Sede di liberare la sua anima dal peso della colpevolezza che lo opprime e ha confessato il suo peccato a chi rappresenta il volere divino in terra.
“Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto”, queste le parole con cui Marrazzo avrebbe iniziato la sua lettera.
L’ex governatore della Regione Lazio ha trascorso un periodo di ritiro spirituale nell'abbazia benedettina di Cassino, in provincia di Frosinone, dove si dedicava a piccoli lavoretti agricoli, alla preghiera e alla meditazione nella quiete del convento, assistito dal vescovo Vittorelli. E a quanto pare, sarebbe stato proprio lo stesso vescovo frusinate a convincere l’ex governatore del Lazio a fare mea culpa chiedendo il perdono direttamente a Benedetto XVI.

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di Nico Falco e Salvatore Formisano
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