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Maschio Angioino occupato dagli operatori sociali


Maschio Angioino occupato dagli operatori sociali
01/02/2011, 10:02

NAPOLI - Dalla notte scorsa circa cento operatori sociali del comitato 'Il welfare non e' un lussò si sono barricati tra le mura del Maschio Angioino di Napoli che occupano già da due settimane. Mentre il gruppo di lavoratori é ancora asserragliato all'interno del castello, circa trecento persone - come riferiscono i promotori dell'iniziativa - stanno formando una catena umana all'ingresso del monumento impedendo l'entrata a personale e visitatori. Si tratta dell'ennesima iniziativa di protesta delle organizzazioni sociali campane in stato di agitazione da oltre due mesi. "Di fronte al silenzio di Comune di Napoli, Regione Campania e Aziende Sanitarie Locali, dopo avere occupato Castel Nuovo, altri monumenti simbolo della città e l'ex manicomio Leonardo Bianchi (dove il presidio va avanti dal 9 dicembre 2010), gli operatori sociali, in questo modo - si evidenzia - intendono lanciare un altro drammatico appello alle istituzioni e ai cittadini". "Nonostante la situazione sia ormai sempre più critica e sia trascorso il termine ultimo entro il quale le istituzioni avrebbero dovuto darci risposte concrete e definitive - spiega il portavoce del comitato, Sergio D'Angelo - continuiamo ad assistere alla totale indifferenza da parte di Comune, Regione e Asl. Ciò ci costringe a proseguire la nostra battaglia ad oltranza, ancora una volta nel segno di una protesta pacifica e simbolica, come è nel nostro stile di educatori, ma sempre più determinata e compatta nel tentativo di farci ascoltare".

AGGIORNAMENTO ore 13,20
«Adesso sono necessarie risposte urgenti e concrete - spiega il portavoce delle cooperative e associazioni, Sergio D'Angelo - nulla più è rinviabile. Il tempo è scaduto, i servizi chiudono uno dopo l'altro con la conseguenza che molto presto, accanto alla perdita di migliaia di posti di lavoro e
competenze di pregio, decine di migliaia di famiglie e di persone resteranno senza sostegno».
«Spiace dirlo - prosegue D'Angelo - ma l'impressione che si rimedia, dopo quattro lunghi mesi di vertenza, è che la politica sia scomparsa e, assieme ad essa, lo siano anche le istituzioni. Quando lo Stato non è più in condizioni di offrire aiuto ai più deboli, si è al fallimento politico. Il Governo, la Regione Campania e il Comune di Napoli dicono cose diverse tra loro ma finiscono col regolarsi tutti alla stessa maniera e noi ci chiediamo: che costo sociale ed economico avrà la distruzione del welfare? Chi in questo momento ha responsabilità di governo nelle amministrazioni locali, in Regione e nel Governo nazionale dovrebbe seriamente interrogarsi sul senso del proprio ruolo e quanto questo sia ancora percepito come utile dai cittadini».

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di Redazione
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