Cronaca / Sangue

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Insieme a Ghira e Izzo uccise una ragazza e massacrò l'amica

Massacro del Circeo: Gianni Guido è un uomo libero


Massacro del Circeo: Gianni Guido è un uomo libero
26/08/2009, 22:08

Gianni Guido è un uomo libero. L’uomo, 54 anni, è divenuto tristemente famoso nel 1975 quando, insieme ad altri due ragazzi della borghesia romana, Andrea Ghira ed Angelo Izzo, si rese responsabile del cosiddetto Massacro del Circo, che costò la vita a Rosaria Lopez e quasi uccise Donatella Colasanti. Dopo 30 anni di detenzione, Guido non ha più nessun debito con la giustizia italiana.
Guido venne condannato all’ergastolo in primo grado il 29 luglio 1976, esattamente dieci mesi dopo il Massacro; nel gennaio 1977, insieme ad Izzo, cercò di evadere senza successo dal carcere di Latina. Con l’appello la sentenza venne modificata nell’ottobre 1980 a 30 anni dopo la dichiarazione di pentimenti e il risarcimento di 100 milioni di lire dato e accettato alla famiglia Lopez. Successivamente, nel gennaio 1981, Guido riuscì ad evadare dal carcere di San Gimignano e fuggì a Buenos Aires, venendo però arrestato circa due anni dopo. Nell’aprile dell’85 fuggì ancora, ma nel giugno del 1994 venne catturato nuovamente a Panama, dove lavorava come commerciante di autovetture, e fu estradato in Italia. L’11 aprile 2008, dopo 14 anni passati a Rebibbia, Guido è stato affidato ai servizi sociali con l’obbligo di dimora nell’appartamento dei genitori. Ieri ha finito di scontare la sua pena.
Guido è l’unico dei tre assassini ad essere tornato in libertà. Andrea Ghira, dopo essere fuggito in Spagna, si arruolò nella Legione Straniera sotto il nome di Massimo Testa de Andres, ma venne espulso per abuso di stupefacenti. Sarebbe morto di overdose nel 1994; nel dicembre 2005 il suo cadavere fu identificato grazie all’esame del dna. Angelo Izzo ottenne la semilibertà nel 2005, ma appena lasciato il carcere uccise Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), rispettivamente moglie e figlia dell’ex boss della Sacra Corona Unita Giovanni Maiorano, conosciuto in carcere: il 12 gennaio 2007 è stato condannato, in primo grado ed in appello, all’ergastolo. Donatella Colasanti, la ragazza scampata al Massacro del Circeo perché creduta morta, è deceduta invece nel dicembre 2005, a 47 anni, per un cancro al seno.
LA STRAGE si compì il 30 settembre 1975, sul litorale di Latina. Quella sera, in una villa del Circeo, Gianni Guido, 19 anni, Angelo Izzo, 20 anni, e Andrea Ghira, 22 anni, picchiarono, violentarono ed annegarono Rosaria Lopez, una studentessa di 19 anni. La ragazza che era con lei, Donatella Colasanti, 17 anni, riuscì a salvarsi solo facendosi credere morta. I tre caricarono lei ed il cadavere dell’amica nel bagagliaio della loro automobile, una 127. Erano riuscite a convincerle a seguirli parlando di una festa che si sarebbe tenuta nella villa del Circeo. Intorno alle 19.30, ha successivamente raccontato Donatella Colasanti, i tre hanno detto alle ragazze che le avrebbero addormentate per riportarle a Roma. Le due ragazze vengono separate: la Lopez viene portata da Izzo e Guido al piano di sopra, mentre la 17enne resta al piano terra con Ghira. Quando si accorgono che le due siringhe piene di liquido rosso non fanno effetto, però, la situazione precipita. Dal piano terra, la Colasanti sente l’acqua scorrere nel bagno, poi le grida dell’amica, interrotte come se le stessero infilando la testa nell’acqua; qualche minuto di urla, in cui Guido e Ghira si sono alternati per aiutare Izzo, poi il silenzio. Successivamente, tornando al piano terra, i tre assassini si rendono conto che l’iniezione non ha fatto effetto nemmeno sulla Colasanti. Cominciano a colpirla sulla testa con il calcio della pistola, la prendono a pugni, infine la legano con un laccio intorno al collo e la trascinano nuda per tutta la casa. La Colasanti sviene e, quando si riprende, sente qualcuno dire: “Questa qui non vuole morire”. E’ a quel punto che capisce che i suoi aguzzini non le avrebbero dato tregua, e che l’unico modo di salvarsi era fingersi morta. Alle 21 i tre avvolgono i due corpi in teli di plastica e li chiudono nel bagagliaio dell’automobile, prima di tornare a Roma. Alle 23.30 parcheggiano la 127 in via Pola e, come se nulla fosse successo, vanno in pizzeria.
Alle 2.50 una donna, residente nell’edificio davanti al quale è stata parcheggiata l’automobile, sente i colpi ed i lamenti della Colasanti, ancora chiusa nel bagagliaio, e lancia l’allarme. I carabinieri sono sul posto alle 3 e, aprendo il cofano, scoprono il cadavere ed il corpo della diciassettenne, livida ed insanguinata.

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di Nico Falco
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