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Nei registri 1910-24 la lista degli iscritti famosi

Massoneria: Gran Loggia D'italia apre archivi al pubblico

Da Nathan a Totò, gli illustri massoni

Massoneria: Gran Loggia D'italia apre archivi al pubblico
10/07/2012, 18:07

ROMA - Compassi, squadre e cultura. La Gran Loggia d'Italia apre per la prima volta il Museo e l'Archivio storico ospitato nella sede nazionale di Roma, a Palazzo Vitelleschi, e fino a sabato presenta al pubblico i suoi pezzi pregiati. Si va dai grembiuli di massoni famosi alle carte sulla Loggia degli Artisti, che comprendeva il principe Antonio de Curtis, in arte Totò, Gino Cervi e Paolo Stoppa. A presentare l'iniziativa alla stampa, il professor Luigi Pruneti, Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia, lo storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola e Annalisa Santini, curatrice del Museo. Tanti gli oggetti custoditi nel museo ma soprattutto i documenti originali di particolare interesse archivistico che tornano a parlare. Tra questi, i ritratti di Giuseppe Mazzini autografi del periodo londinese e in età giovanile; il testo del “Canto di guerra” di Goffredo Mameli con note musicali inviato da Mazzini a Giuseppe Verdi. E ancora documenti del 1852 con firme autografe di Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Mattia Montecchi, lettere di Giovanni Giolitti (1907) per la commemorazione in Campidoglio di Giosuè Carducci; manifesti, decreti e notifiche riferibili alla Repubblica Romana 1849 o lettere manoscritte di Albert Pike e Timoteo Riboli, amico e medico personale di Giuseppe Garibaldi. Senza dimenticare i paramenti di Loggia appartenuti a Ernesto Nathan, Gran Maestro e sindaco di Roma. Tra questi, la sciarpa in seta marezzata verde, listata in rosso con coccarda rossa e gioiello in bronzo (squadra e compasso intrecciati), con appunto manoscritto del nipote che ne attesta l'appartenenza. Tra gli altri documenti, i Registri matricola originali, dal 1910 al 1924, dai quali risultano iscritti alla Massoneria noti personaggi della cultura, della politica e dell'imprenditoria italiana. “E’ un mondo nuovo che torna a parlare”, spiega all'Adnkronos il Gran Maestro Luigi Pruneti, a capo dell'Obbedienza che conta 520 Logge in tutta Italia, per circa 10.000 Liberi Muratori (le donne sono 2.500), “il materiale è a disposizione degli storici e del pubblico. Vogliamo dialogare liberamente – rimarca - per sfrondare pregiudizi e contribuire a ricostruire una coscienza civile per l'Italia. L'obiettivo è togliere gli “ossi” dalle immagini distorte che si hanno sulla Massoneria italiana”. “Entrato nell'obbedienza nel 1974 - ha raccontato Pruneti - mi resi conto che ciò che era stato scritto sulla Massoneria erano poco più che storielle. Poi iniziarono a essere pubblicati studi più seri, fino alla “Storia della massoneria italiana”, di Aldo Mola, che per la prima volta faceva parlare i documenti. Sulla nostra obbedienza era stato scritto poco, anche perchè gli archivi erano dispersi. Nel 2007, diventato Gran Maestro, ho voluto costruire un percorso che riallacciasse i fili della storia, puntando a riordinario archivio, biblioteca e museo”. “Oggi – sottolinea - la collezione, arricchita da nuove acquisizioni, si offre allo studio di esperti e lettori. Leggendo questi documenti, si scopre che vi sono grandi periodi dimenticati della Massoneria italiana, ma soprattutto analizzando le figure e le azioni di molti massoni, si può ricostruire una parte importante della storia del Paese, perchè molti di coloro che hanno contribuito a fare l’Unità d’Italia erano anche uomini delle Logge Il nostro desiderio - conclude il Gran Maestro dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi - è ora creare un Museo e un archivio permanente, fruibile a tutti”. “C’è un ritardo informativo sulla Massoneria italiana - ha sottolineato lo storico Aldo Mola - sulle Logge ci sono ancora troppe leggende e un cumulo di favole. Molti percorsi vanno riscoperti, a iniziare dalle “storie cadute” di due grandi massoni, Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci. Nei registri matricola - rimarca lo studioso dellaMassoneria - si scoprono nomi di illustri personaggi che furono Liberi Muratori. Si va da Vittorio Valletta, stratega della Fiat di Torino, all’ammiraglio Luigi Mascherpa, da Ugo Cavallero a Stefano Mazzolini. E spuntano anche Curzio Suckert (Malaparte) e Cesare Rossi, che fu capo ufficio stampa di Mussolini, massone dal 1918”. La conclusione è nelle parole di Pruneti che chiudono l'itinerario della mostra: “Senza il fuoco della cultura, il Paese muore”. 

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di Valerio Esca
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