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Gli sfoghi della Knox durante il processo Meredith

Mez, Amanda:"Temo la maschera da assassina"


Mez, Amanda:'Temo la maschera da assassina'
03/12/2009, 18:12

Canzoni, favole, filastrocche, oggetti personali: tutti elementi "originali" che hanno fatto dell'inchiesta Meredith un'inchiesta molto discussa e seguita. A parlare quest'oggi è Amanda Knox. Lo fa in Italiano, un italiano disinvolto e fluente che spesso tradisce l'accento americano.
"Ringrazio la mia famiglia e gli amici che mi salvano la vita tutti i giorni", commenta la Knox dopo aver espresso il timore di vedersi impressa sul volto una maschera da assassina che non le appartiene. Tra lacrime e singhiozzi l'imputata si sfoga conservando però la compostezza. Parole di ringraziamento persino nei confronti dell'accusa che, per Amanda "sta facendo il suo lavoro anche se non capisce. Sta cercando di portare giustizia a una persona tolta dal mondo". L'imputata per l'omicidio Kercher conclude in maniera laconica il suo intervento-sfogo:"Tanti mi dicono che se fossero in questa situazione si strapperebbero i capelli e farebbero a pezzi la cella. Io non lo faccio, non mi butto giù, respiro e cerco di trovare il positivo. Ora - ha precisato in ultima istanza Amanda - si fa la decisione. Davanti a voi mi sento vulnerabile".
E vulnerabile, stando almento alle dichiarazioni altrettanto preoccupate e dolorose, pare sentirsi anche l'altro imputato ascoltato questa mattina. Raffaele Sollecito insiste infatti sul sentiero dell'innocenza: "Non ho ucciso Meredith e non ero in quella casa. Ogni giorno che passa spero che il vero colpevole confessi. Vi chiedo di restituirmi la mia vita". Anche Sollecito, proprio come Amanda, ha dichiarato di avere ancora fiducia nella giustizia e poi ha aggiunto: "State per decidere della mia vita e qualsiasi parola dirò sarà meno di quello che sento. Non sto vivendo un incubo, ma sopravvivo a una situazione drammatica. Sono coinvolto in una vicenda assurda di cui non so nulla. Ho ascoltato il pm e non ho ancora capito quale sia il mio ruolo. Sento dire che Amanda ha ucciso Meredith per questioni legate all'igiene e agli uomini. Un quadro che stento anche solo ad immaginare. Vorrei capire perché io ho partecipato all'omicidio. Non trovo i motivi".
Di motivi però sembra trovarne numerosi l'accusa che, attraverso il magistrato Comodi, riprende la metafora della favola dei tre porcellini richiamata a sua volta dall'avvocato della difesa Giulia Bongiorno; grazie alla citazione della canzone di Sergio Endrigo. "Ognuno dei tre porcellini - ha esordito infatti il magistrato - costruisce una casa: una di paglia, abbattuta dal lupo con un soffio, un'altra di legno che il lupo fa crollare con una spalla, e la terza di mattoni, che resiste a tutti gli attacchi. Le prime due sono le difese di Sollecito e di Amanda Knox. La terza è la casa dell'accusa, fatta di mattoni messi uno sull'altro che danno un assetto stabile e immodificabile”. In effetti, stando ai campioni di Dna e al cromosoma Y appartenente a Sollecito ritrovato sul gancetto del reggiseno di Meredith, le ipotesi di colpevolezza divengono pesanti e solide come macigni. Il giovane accusato prova a difendersi dalle accuse che lo vogliono "Amanda-dipendente" con parole e considerazioni che appaiono sensate:"
Mi hanno dipinto come un cane al guinzaglio, hanno detto che ero Amanda-dipendente, ma l'avevo conosciuta solo pochi giorni prima del delitto. Ero molto affezionato a lei, ma si trattava di un legame tutto da verificare. Non esiste alcuna dipendenza e se Amanda mi avesse chiesto qualcosa che non condividevo avrei detto no come mi era già successo con altri miei amici. Figuriamoci se mi avesse chiesto qualcosa di terribile come uccidere una ragazza. Non sono mai stato un violento, non lo sono e non lo sarò mai".
Eppure c'è quella telefonata al 112 partita dall'appartamento di Stefano cinque minuti prima che la polizia postale raggiungesse nella casa di via della Pergona; luogo dell'omicidio. Secondo la Comodi non c'è dubbio: "l'autore del reato dà l'allarme per allontanare il sospetto da sé. Un meccanismo che non richiede una mente criminale".

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di Germano Milite
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