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Trenta minuti d'attesa prima dell'arrivo dell'ambulanza

Milano centrale: donna rischia la vita per mancanza soccorsi


Milano centrale: donna rischia la vita per mancanza soccorsi
10/05/2010, 18:05

MILANO - Nella stazione di Milano Centrale, una signora scende in lacrime dal treno Fast 9605 delle ore 7.30 diretto a Napoli centrale. Sono le 7.15 e la donna, piegata in due dal dolore, avverte di essere gestante e fa intuire dunque che si è verificata la rottura delle acque. In pochi secondi viene avvertito il capotreno che allerta tramite radio la polizia. Le autorità, a loro volta, contattano un'ambulanza che però non riesce a prestare soccorso  prima di circa 30 minuti. Dopo un quarto d'ora d'attesa, infatti, la signora viene fatta scendere dal treno in partenza ed attende per altri 15 interminabili minuti l'arrivo dei barellieri.
Della vicenda non ne hanno parlato i telegionali e nemmeno i quotidiani nazionali ma un cittadino che ha assistito in prima persona all'accaduto ha voluto segnalarlo alla nostra attenzione. Con l'aiuto di un altro nostro lettore, Gaspare Compagno, siamo riusciti a capire come funziona la gestione sanitaria all'interno delle stazioni di Milano, Napoli e Roma. Con grande sorpresa abbiamo scoperto che, in nessuna di queste, esiste un pronto soccorso o cumunque una struttura di primo intervento medico in grado di soccorrere in caso di necessità i numerosissimi passeggeri che transitano ogni giorno.
Come previsto dalla legge, difatti, un pronto soccorso per definizione può esistere solo se c'è una struttura ospedaliera vera e propria che lo ingloba e, ovviamente, risulta difficile pensare alla costruzione di un ospedale per ogni stazione di grandi dimensioni. E quindi? Semplicemente nei principali scali ferroviari d'Italia non esiste alcun tipo di pronto intervento in grado di garantire la sicurezza dei passeggeri. Certo in stazione si trova un'infermiera munita di defibrillatore che svolge la funzione di una qualsiasi guardia medica ma, in casi di emergenza, i tempi di arrivo delle ambulanze risultano potenzialmente fatali dati i limiti architettonici delle costruzioni. Come Compagno ci tiene a precisare, però, non v'è alcuna responsabilità da parte di Trenitalia dato che, gli immobili ferroviari, sono di proprietà della società "Grandistazioni". La Grandistazioni risulta essere partecipata da vari soggetti tra i quali FS Holding, il gruppo Caltagirone, RFI, il gruppo Pirelli, SNCF Patecipations, ecc...come si legge testualmente nella lettera del nostro lettore, inoltre: "Tra Trenitalia e Grandistazioni vi sono poche sinergie, infatti con la ristrutturazione di Milano Centrale molti spazi sono stati trasformati da ferroviari a commerciali a danno di Trenitalia, che ad esempio ha una biglietteria sottodimensionata oltre che ubicata sottoterra (quasi una catacomba).
In ultimo, sempre per citare l'ottima inchiesta di Compagno:"dobbiamo rilevare come la gestione sanitaria non è di competenza di aziende, ma delle Regioni: se ad esempio la Regione Lazio volesse aprire un ospedale con relativo Pronto Soccorso a Roma Termini basterebbe chiedere gli appositi spazi a GrandiStazioni che non potrebbe rifiutare i locali.
Ovviamente questo avrebbe dei costi non indifferenti, e questo è uno dei motivi per cui le Regioni non hanno mai previsto strutture ospedaliere all'interno delle grandi stazioni ferroviarie
".
Insomma è possibile che una gestante debba attendere più di 30 minuti prima di essere soccorsa da un'ambulanza? La risposta sicuramente è negativa ma lascia comunque in sospeso il punto interrogativo riguardo la gestione dei servizi di pronto intervento. Di certo, in ogni caso, resta lo scandalo che vede i principali scali ferroviari italiani non poter garantire un servizio medico adeguato ai passeggeri.
Proprio qualche giorno fa, il nosto giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini, ha deciso di preparare una puntata del suo format interamente dedicata alle mancanze di Milano Centrale (tra queste veniva citato il bar troppo piccolo e la biglietteria altrettanto minuta). Magari, lo stimato cronista, leggerà questo breve resoconto partito dai cittadini e si renderà conto di dover integrare il suo precedente mini-documentario.

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di Germano Milite
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