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Salvini e De Corato ostili, Boeri favorevole al cardinale

Milano: i leghisti contro Tettamanzi, "no alle moschee"


Milano: i leghisti contro Tettamanzi, 'no alle moschee'
06/09/2010, 10:09

MILANO - Non è piaciuta ai leghisti la proposta del Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, di consentire ai musulmani di costruirsi - a spese loro - un luogo di culto per pregare, cosa che l'amministrazione comunale ha proibito più volte, dopo la chiusura della moschea di viale Jenner. E le reazioni non si sono fatte attendere. Tra le più virulente c'è stata quella dell'eurodeputato Matteo Salvini, capogruppo leghista in Comune: "La moschea non è una priorità né possiamo cedere spazi a chi usa la sua religione per imporre un modo di vivere arretrato di secoli. Se il cardinale ha dimenticato l'occupazione del sagrato del Duomo, ospiti gli islamici nei suoi immensi palazzi". Non è da meno il Vice Sindaco Riccardo De Corato: "Rispetto le opinioni di Tettamanzi, ma per noi la moschea non è una priorità. Finché ci sono interlocutori inaffidabili, un dialogo con gli islamici non può neanche cominciare, dato che si parla di un argomento che non riguarda l'urbanistica ma la sicurezza di Milano innanzitutto, ma anche nazionale".
Opinioni contestate da Stefano Boeri, candidato sindaco alle elezioni che si terranno nella primavera del 2011: "Una città deve guardare in faccia i problemi, non rimuoverli. In una città moderna e aperta come Milano la dimensione della sacralità andrebbe ospitata in spazi adeguati, pubblici e trasparenti. Anche da noi, come è avvenuto a Parigi o a Londra, dovrebbe nascere un grande centro della cultura islamica che comprenda oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione. Incontrerò l'architetto Jean Nouvel che ha progettato l'Istituto del mondo arabo di Parigi, per discutere con lui quali potrebbero essere i principi ispiratori di un modello milanese".
In realtà, la costruzione di moschee è un obbligo previsto dall'articolo 3 della Costituzione. Visto che lo Stato italiano regala ogni anno soldi in quantità industriale al Vaticano per la ristrutturazione delle chiese (l'ultimo esempio è stata la Basilica di Collemaggio a L'Aquila, unica opera per cui lo Stato italiano ha speso soldi per la ricostruzione, dopo il terremoto del 6 aprile scorso), dovrebbero essere addirittura a spese della collettività. Non dico tanto, ma almeno il cambio di destinazione d'uso ad un magazzino o ad un capannone per trasformarlo in moschea, non è la fine del mondo.

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di Antonio Rispoli
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