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Insieme a loro altri tre collaboratori

Milano: pronto il rinvio a giudizio per Mora, Fede e Minetti

Forse contestata anche l'associazione a delinquere

Milano: pronto il rinvio a giudizio per Mora, Fede e Minetti
21/02/2011, 09:02

MILANO - Si avvicina l'ora zero anche per Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti: probabilmente entro mercoledì il Pubblico Ministero di Milano Ilda Bocassini chiederà il rinvio a giudizio per tutti e tre, con le accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Insieme a loro dovrebberio essere rinviati a giudizio anche tre collaboratori di Mora; e questo potrebbe far scattare anche il reato di associazione a delinquere. Infatti è bene ricordare che la legge italiana non punisce la prostituzione, in quanto sesso fatto tra due adulti consenzienti. Ma punisce il cliente quando la prostituta è minorenne (anche se consenziente) e punisce soprattutto chi sfrutta la prostituzione per ricavarne benefici. Ed è indubbio che i tre di benefici ne abbiano avuti. A cominciare dal milione e 200 mila euro che Emilio Fede e Lele Mora si sono spartiti e dalla "promozione" della Minetti a consigliere regionale, grazie ad un ingresso sicuro nel cosiddetto "listino bloccato" del governatore Formigoni (si tratta di un elenco di 15 persone che entrano in consiglio regionale solo se vince il governatore a cui sono associati e che costituiscono il "premio di maggioranza").
Ma tra i tre c'è una notevole differenza. Infatti, in caso di condanna, per Emilio Fede non si potrebbero aprire le porte del carcere: ha quasi 80 anni, e secondo la legge ex Cirielli (nota anche come "SalvaPreviti") chi ha superato i 70 anni non può finire in galera, ma solo agli arresti domiciliari. Lele Mora ha poco da temere: ha 55 anni, ma dal punto di vista medico sarà facile dimostrare che il carcere è incompatibile con le sue condizioni di salutre, e quindi starà in carcere solo pochi mesi.
Il punto debole della vicenda è Nicole Minetti. Lei ha 25 anni e in caso di condanna qualche anno in galera se lo dovrà fare per forza. A meno che non convinca il Pm e il Giudice che può meritare il minimo della pena e tutti gli sconti di pena del caso. Per esempio collaborando con i Pubblici Ministeri aiutandoli. In questo caso potrebbe ridurre la pena sotto i 3 anni ed evitare il carcere. E un segnale in questo senso c'è stato nei giorni scorsi, quando il difensore della ragazza, l'avvocato Maria Pesce, ha detto che seguirà una propria linea difensiva che non necessariamente sarà subalterna a quella decisa dai legali del premier.

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di Antonio Rispoli
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