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La comunità ebraica riferisce di aver subito minacce

Milano: spostata da piazza Duomo la kermesse israeliana


Milano: spostata da piazza Duomo la kermesse israeliana
07/06/2011, 09:06

MILANO - Come sempre, il "chiagni e fotti" funziona sempre in Italia. Lo sanno anche (se non soprattutto) le comunità ebraiche, che lo usano molto spesso. La stessa cosa è avvenuta questa volta, per una iniziativa denominata "Unexpected Israel" ("La Israele che non ti aspetti") che doveva iniziare il prossimo 13 giugno a piazza Duomo, a Milano. Una iniziativa non certo in piccolo stile: un padiglione di 900 metri quadrati, una torre tra piazza Duomo e piazza Castello, cantanti e scrittori israeliani (non quelli come Moni Ovadia, ma i più accesi sionisti) e tanta, tanta, tanta propaganda politica per spiegare ai cittadini milanesi come i soldati israeliani trucidano bambini di 6 anni per legittima difesa. 
La kermesse è stata contestata da molte parti, sin da quando è stata annunciata. Ed oggi, la notizia: a causa delle minacce (ma di chi?) e delle manifestazioni contrarie a questa iniziativa, la kermesse verrà spostata da piazza Duomo. Probabilmente a Castello Sforzesco, luogo i cui accessi sono facilmente controllabili per impedire qualsiasi manifestazione di protesta. 
Poi c'è il solito vittimismo, rappresentato dalle dichiarazioni del presidente della comunità ebraica di Milano, Roberto Jarach: ""Quello che mi preoccupa di più non è soltanto il boicottaggio, quanto le pesanti minacce. Abbiamo in mente quello che successe a Torino, quando Israele era ospite di onore alla Fiera internazionale del libro, e non aveva senso. E' triste e incredibile che una manifestazione improntata sulla riconoscenza reciproca e sugli sviluppi economici e scientifici ci sia questo tipo di boicottaggio violento e questa virulenza contro tutto ciò che rappresenta Israele". Detto da uno che di fronte all'omicidio commesso 48 ore fa di 23 civili siriani e il ferimento di oltre 300 persone, commesso dai soldati israeliani, non ha avuto nulla da ridire, è un atteggiamento singolare

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di Antonio Rispoli
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