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Ora si tenterà con una sottoscrizione popolare

Milano: terminati i soldi, niente museo per l'Olocausto al binario 21

Il Comune ha promesso più di un milione, non ha dato nulla

Milano: terminati i soldi, niente museo per l'Olocausto al binario 21
17/01/2011, 10:01

MILANO - La costruzione di un memoriale che ricordasse le partenze degli ebrei italiani per i campi di sterminio nazisti era iniziata l'anno scorso, il 27 gennaio in gran pompa, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Doveva concludersi entro l'anno, ma siamo ancora lontani, anche se la location è suggestiva: il binario 21 della stazione ferroviaria di Milano, il luogo da cui partivano i treni piombati carichi all'iverosimile di ebrei, omosessuali, rom e tutti coloro di cui i nazisti avevano decretato la fine.
Ma come sempre, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. O in questo caso i soldi che non ci sono. La costruzione era partita con 3 milioni di euro, sui 9 necessari, pagati da Comune, Regione, Europa risorse ed Esselunga, che fanno da sponsor all'iniziativa, con l'intento di trovare altri soldi per strada. Ma così non è stato: mancano ancora 5 milioni e non si sa chi vorrà regalare soldi per l'iniziativa. Da qui l'appello di Roberto Jarach, presidente della Comunità ebraica e vicepresidente della Fondazione per il Memoriale: "In questa situazione economica chiediamo a tutte le istituzioni, fondazioni, banche, sponsor privati, di contribuire con donazioni. Ma l’appello è rivolto anche ai milanesi e a tutti coloro che hanno a cuore la trasmissione della memoria e questo laboratorio pensato per il futuro, che contribuirà a creare una società più aperta".
Il problema è che il primo a mancare è stato proprio il Comune di Milano. Inizialmente aveva stanziato 750 mila euro, nel 2009, ma sono soldi che non sono mai stati consegnati per la costruzione. Altri 500 mila euro furono promessi a settembre, cioè l'incasso della mostra di Maurizio Catellan nel Palazzo Reale (con una integrazione di 56 mila euro); ma anche di quelli nessuno ne ha visto traccia.

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di Antonio Rispoli
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