Cronaca / Nera

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Preso anche il figlio della donna, emergente del clan

Minacce alla moglie del boss pentito: 5 arresti nei Sarno


Minacce alla moglie del boss pentito: 5 arresti nei Sarno
27/07/2009, 19:07

Anna Emilia Montagna, moglie del boss Giuseppe Sarno, era stata individuata come la principale artefice del pentimento del marito ed era quindi soggetta a continue, pesanti intimidazioni da parte dei familiari. Persino il figlio ventiduenne si era unito al coro, minacciando la madre di morte per quel ‘grave torto’ che avrebbe fatto al clan, inducendo il boss a pentirsi. E’ questo uno degli aspetti più raccapriccianti dell’operazione che ha portato, alle prime ore del giorno, all’arresto da parte dei carabinieri di cinque esponenti di spicco del clan Sarno, il feroce sodalizio camorristico attivo originariamente nel quartiere napoletano di Ponticelli e, negli ultimi tempi, protagonista di un progetto di espansione teso a controllare numerose aree della città e della provincia.
I cinque, tutti ‘pezzi da novanta’ del clan, sono ritenuti responsabili, in concorso con altre persone non ancora identificate, di aver minacciato di morte Anna Emilia Montagna, per indurre il marito, il boss cinquantunenne Giuseppe Sarno, a ritrattare le dichiarazioni già rese e a non renderne di nuove. Dalle indagini è emerso che la decisione dello storico capoclan di collaborare con la giustizia, arrivata poche settimane fa, ha provocato un vero e proprio terremoto negli equilibri della criminalità organizzata, ed è a sua volta frutto di una rottura dei rapporti con i fratelli, con i quali, per anni, aveva tenuto le redini del clan. A causare l’incrinarsi dei rapporti, la decisione di Vincenzo Sarno, da poco scarcerato, che, vantando un’investitura da parte dello storico capo Ciro Sarno (detto ‘o Sindaco), aveva deciso di continuare il progetto di espansione non tramite alleanze con gli altri clan, strategia preferita da Giuseppe Sarno, ma aggredendo militarmente il territorio.
In seguito al pentimento del boss, hanno accertato i carabinieri, diverse persone, tra parenti ed esponenti della cosca, si sono recati in più occasioni a casa della moglie, a partire dal 6 luglio, minacciandola di morte per indurre il marito a ritrattare quanto dichiarato ai magistrati. La donna, se il boss non fosse tornato sui suoi passi, avrebbe dovuto abbandonare sia il coniuge sia la casa di famiglia. Le minacce arrivavano anche dal figlio Salvatore, ventidue anni, detto “Tore ‘o pazzo”: il giovane, ben inserito nei meccanismi criminali della sua famiglia, ha subito identificato la madre come principale artefice del pentimento di Giuseppe Sarno e senza mezzi termini le ha detto che sarebbe morta se non si fosse impegnata affinchè la collaborazione del padre con la giustizia terminasse. Delle cinque ordinanze di custodia notificate oggi, quella a carico di Vincenzo Cece, 39 anni, detto ‘o puorco, è stata eseguita in carcere. Gli altri arrestati sono stati individuati in abitazioni, non direttamente a loro riconducibili, nel quartiere roccaforte del clan. Agli arresti sono finiti Antonio Sarno, 56 anni (detto Ciaciariello); l’omonimo Antonio Sarno, 21 anni (detto ‘o Totaro); Salvatore Sarno, 21 anni (detto Tore ‘o pazzo); Ciro Esposito, 37 anni (detto ‘o Tropeano). I cinque indagati sono stati rinchiusi nel carcere di Poggioreale.

(in foto l'arresto di Giuseppe Sarno, ad aprile)

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di Nico Falco
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