Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Si trovava in una cassa forte a Campo dei Fiori

Mokbel, trovati diamanti per 4 milioni nella sua gioielleria


Mokbel, trovati diamanti per 4 milioni nella sua gioielleria
06/03/2010, 12:03

ROMA - Gennaro Mokbel, mente e leader della banda che gestiva un enorme traffico di riciclaggio internazionale, nascondeva circa 150 carati di diamanti nel doppio fondo della cassaforte della gioielleria M&M; a Campo dei Fiori. In tutto il valore stimato è di 4 milioni di euro. La gioelleria romana sequestrata quest'oggi dal Ros è legalmente proprietà del socio di Mokbel, Massimo Massoli; anche quest'ultimo finito in manette per i fatti collegati all'affare Telecom Sparkle e Fastweb. Le dichiarazioni del gip riportate da "La Stampa" rendono chiare le dinamiche d'azione della banda di Mokbel:"L’organizzazione ha convertito parte degli illeciti proventi del riciclaggio in pietre preziose, indicate nel gergo romanesco come “serci”, con l’evidente scopo di rendere sempre più difficoltosa un’eventuale ricostruzione dei flussi illeciti del riciclaggio".
A confermare le ipotesi di riciclaggio mosse dall'accusa, ci sono poi decine di intercettazioni telefoniche. Si parla di "sercetti gemelli" presenti in diverse scatole e da dover sistemare. Tra gli intercettati c'è proprio Massoli; noto agli inquirenti come "espero gemmologo" e secondo i magistrati uno degli elementi di spicco dell'intera organizzazione addetto "alle attività di reinvestimento nel settore da parte dell’associazione... e materialmente recandosi ad Anversa e a Hong Kong per visionare e acquistare diamanti e altre pietre preziose con denaro proveniente direttamente da conti correnti austriaci".
Un percorso di riciclaggio che partiva dall'estrazione dei "serci" in Uganda, proseguiva con la loro lavorazione in Estremo oriente e finiva con lo smercio a Roma. Il traffico consentiva dunque di riciclare con facilità il denaro sporco ed assicurava anche enormi guadagni all'intera banda. Un "marketing" gestito da Morkbel che abbracciava anche l'arte; con quadri di De Chirico, Schifano, Capogrossi, Tamburri, Borghese, Palma, Clerici e Messina ritrovati nel deposito di Via Bevagna; proprio vicino ai quadri di quelli che erano i due idoli del capo banda: Hitler e Mussolini.
Un giro d'affari di circa 2 miliardi di euro reso possibile proprio dalle compiacenze dei dirigenti Telecom Sparkle e Fastweb e sul quale ci sono oramai qualcosa come duecentomila pagine d'inchiesta e 85 indagati. Tra questi l'ex senatore del Pdl 
Nicola Di Girolamo; in carcere con pesanti accuse di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e scambi elettorale aggravato dal metodo mafioso.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©