Cronaca / Sanità

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Lo studio è stato pubblicato su Obstetrics & Gynecology.

Morire di parto è più facile che morire dopo un aborto

L'aborto ha meno complicanze del parto

Morire di parto è più facile che morire dopo un aborto
24/01/2012, 18:01

ROMA - Fermo restando che si tratta di due procedure sicure se eseguite da medici competenti e in strutture sanitarie dedicate, morire di parto è più facile che morire in seguito alle complicanze di un aborto volontario. Lo dimostra una ricerca che è stata ripresa dall'agenzia Reuters, appena pubblicata sulla rivista Obstetrics & Gynecology. Secondo una recentissima ricerca su Lancet basata su dati del Guttmacher Institute (che si occupa della salute della donna) una gravidanza su cinque nel mondo finisce con l'aborto, e nel 2008 ci sono state 43,8 milioni di interruzioni di gravidanza, il 49% delle quali (ovvero quasi la meta) clandestine e quindi non sicure per la salute. Sempre Lancet qualche anno fa, e sempre con dati del Guttmacher Institute, rivelava che nei paesi in via di sviluppo ogni anno ancora ben cinque milioni di donne sono costrette al ricovero per complicanze da aborto praticato in condizioni di insicurezza e clandestinità, ovvero oltre una donna su 4 di quelle che si sottopongono a tali procedure, e che circa 68 mila sono i decessi ad esse conseguenti. Il nuovo studio, condotto da Elizabeth Raymond della Gynuity Health Projects di New York City e David Grimes della University of North Carolina School of Medicine a Chapel Hill, mostra che in media l'aborto, ovviamente quando eseguito in condizioni di legalità e in strutture sanitarie adeguate, è un intervento più sicuro del parto; in altri termini una donna che partorisca ha un rischio di morte durante e dopo il parto 14 volte maggiore del rischio di morire per complicanze di un aborto volontario (IVG). La ricerca è stata condotta con l'intento di fare luce su molte informazioni scorrette fornite alle donne in merito all'interruzione di gravidanza: abortire e partorire sono due procedure che, pur non a rischio zero (nessuna procedura medica lo è) sono sicure e quindi le decisioni della donna non devono essere influenzate dalla supposta pericolosità dell'una o dell'altra. Raymond e Grimes hanno usato a loro volta dati del Guttmacher Institute su decessi per aborto incrociandoli con dati governativi su parto e gravidanza o decessi conseguenti alle due procedure; così facendo hanno visto che tra 1998 e 2005, è morta di parto una donna ogni 11.000 bimbi nati vivi. Invece è morta per complicanze dovute ad aborto legale una donna ogni 167.000. Insomma si muore più di parto che nel caso si prenda la difficile decisione di non tenere il bambino. Questo è vero sia per l'aborto praticato chirurgicamente, sia per la pillola abortiva, infatti i due modi di praticare la IVG sono considerati altrettanto sicuri. Ovviamente questo studio non ha l'intento di incoraggiare l'aborto, ma solo di fare chiarezza e ribadire che oggi, se praticato secondo la legge, da medici esperti in strutture sanitarie adeguate, l'aborto è una procedura sicura; qualunque donna dovesse, dunque, scegliere di interrompere una gravidanza, non deve farsi influenzare da falsi miti o informazioni scorrette sulla presunta pericolosità di abortire o su sue presunte conseguenze per la salute. L'importante, se questa è la decisione finale, è rivolgersi a strutture che praticano la IVG legalmente.

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di Valerio Esca
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