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Ancora dubbi sul decesso del giovane

Morte Cucchi, fratture alle vertebre non risultano recenti


Morte Cucchi, fratture alle vertebre non risultano recenti
01/11/2009, 11:11

Più le indagini proseguono e più la vicenda Cucchi pare complicarsi e riempirsi di nuovi elementi che, a volte, risultato in contraddizione.
Un esempio lampante parrebbe l'esame delle fratture riscontrate sulle vertebre: secondo la cartella clinica compilata dai medici del reparto di medicina peniteziaria, infatti, le fratture risalirebbero al 30 settembre scorso; quindici giorni prima dell'arresto per spaccio. Il dott. Aldo Fierro, direttore del reparto di medicina penitenziaria, ha però precisato di aver scritto una lettera al giudice per chiedere gli arresti domicialiari per il giovane detenuto. Motivo? Cucchi digiunava, rifiutava di bere e, alla visita medica, si era comunque presentato con diverse ecchimosi sul volto ed in uno stato di salute precario.
Non solo: dopo l'autopsia non sarebbero emerse emoragie interne ma, al contempo, si è trovato sangue nello stomaco e nella veschica, un vasto edema cerebrale, ecchimosi sul volto, traumi plurimi e due vertebre rotte (la terza lombare e la sacrale). Danni fisici che, anche secondo il Dott. Fierro, sono decisamente troppo pesanti per essere il risultato di una semplice caduta. Eppure, conclude il medico, il paziente non aveva mai parlato di pestaggi e non aveva denunciato nessun episodio di violenza nei suoi confronti.
I giorni passati dalla morte del giovane sono oramai quasi dieci e, abbastanza prevedibilmente, le domande, anzichè diminuire, aumentano.
Cosa è successo al Regina Coeli? E all'Ospedale? Come può essere che chi porta con se dosi minime di Hashish subisca un simile trattamento? Perchè il giudice non ha concesso i domiciliari parlando di "persona senza fissa dimora" quando, chi ha arrestato il ragazzo, lo ha trovato in casa con i suoi genitori?
Intanto, cosa altrettanto prevedibile, i centri sociali si mobilitano e parlano di "omicidio di stato"...sui manifesti mortuari compaiono alcuni versi di "Un blasfemo" di De Andrè che recitano:"Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte mi cercarono l'anima a forze di botte". Ancora una volta, la verità sull'ennesima oscura vicenda che coinvolge le forze dell'ordine, rischia di essere schiacciata, distorta ed infine perduta tra i cunicoli alienanti della strumentalizzazione ideologica. Si è trattato di vero e proprio omicidio? Se così verrà appurato, ci saranno provvedimenti esemplari non solo nei confronti di chi ha agito ma anche nei confronti di chi ha visto e taciuto? Chi lavora nelle forze dell'ordine è disposto ad eliminare sul serio le mele marce o è ancora interessato a nasconderle in un cesto che puzza sempre più di malandato? A queste domande non possiamo che rispondere con un auspicio: che quando rabbia e sgomento si saranno placate ci sarà spazio per la verità; qualunque essa sia.

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di Germano Milite
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