Cronaca / Sangue

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L'autopsia avrebbe confermato il pestaggio

Morte Cucchi, indagine per omicidio preterintenzionale


Morte Cucchi, indagine per omicidio preterintenzionale
30/10/2009, 22:10

ROMA – La procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio preterintenzionale ancora contro ignoti, sulla morte di Stefano Cucchi, il ragazzo di 31 anni deceduto il 22 ottobre in ospedale col volto tumefatto e il corpo pieno di ecchimosi. Il giovane era stato arrestato una settimana prima per detenzione di droga.
Hanno sfilato davanti ai magistrati, per gli interrogatori, oltre alle guardie carcerarie, i carabinieri che arrestarono Cucchi il 16 ottobre, il medico del tribunale che lo visitò nella cella di sicurezza il giorno della convalida dell’arresto ed i medici dell’ospedale Sandro Pertini che lo hanno avuto in cura. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha promesso “pieno sostegno alle indagini e celerità nell’accertamento della verità e dei colpevoli” al procuratore romano Giovanni Ferrara.
L’autopsia disposta sul cadavere del giovane avrebbe confermato quello che sembrava ormai evidente: le ecchimosi e le tumefazioni sul corpo del 31enne non potevano essere stati provocati solo da una caduta dalle scale, il ragazzo è stato selvaggiamente picchiato e molto probabilmente è stato proprio un pestaggio a causarne il decesso.
Stefano Cucchi era stato arrestato perché trovato in possesso di alcuni grammi di hashish. Dopo il processo per direttissima era stato trasferito al carcere di Regina Coeli e da qui all’ospedale Sandro Pertini. La famiglia non è mai riuscita a vederlo durante il ricovero, né ha mai ottenuto informazioni sul suo stato di salute, prima di venire a sapere della morte.
Quello che più fa discutere, è che nessuno, tra tutte le persone che hanno avuto contatti con Cucchi negli ultimi giorni della sua vita, ha segnalato quello che era accaduto al giovane. I segni sul suo corpo parlavano chiaro, ma nessuno ha parlato malgrado il ragazzo fosse, si legge in una nota della Camera penale di Roma, “sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha arrestato, poi del pubblico ministero, del giudice, del difensore d’ufficio che lo ha assistito durante l’udienza di convalida, e poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli e del suo personale penitenziario nonché dei medici del carcere di Regina Coeli e poi dei medici del reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale Sandro Pertini”. Lo scandalo, continua ancora l’associazione degli avvocati, è che sebbene fosse fin troppo evidente che il ragazzo era stato massacrato di botte, nessuno ha sentito, almeno a quanto risulta tutt’oggi, “il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità e comunque di segnalare immediatamente e con forza l’evidenza dei fatti”.

In foto, il cadavere di Stefano Cucchi; gli scatti sono stati resi pubblici per volere della famiglia.

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di Nico Falco
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