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Napoli, 30 denunce per traffico illeciti di rifiuti


Napoli, 30 denunce per traffico illeciti di rifiuti
14/12/2011, 12:12

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Napoli è impegnata nell’esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal tribunale Collegiale di Napoli relativa a quattordici persone di cui dieci da sottoporre a misura inframuraria e quattro da porre agli arresti domiciliari.
Alla base dell’ordinanza di misura cautelare si pone una complessa attività di indagine eseguita dai militari del II Gruppo II nucleo della GdF di Napoli coordinata dai magistrati della sezione Ambiente e Urbanistica della Procura della Repubblica di Napoli.
All’esito delle investigazioni, rese possibile dalle intercettazioni di migliaia di conversazioni telefoniche accompagnate a numerosi riscontri costituiti da sequestri di diverse spedizioni di rifiuti e di vari impianti di trattamento illecito di materiali privi delle caratteristiche proprie delle materie prime secondarie, è emersa l’esistenza di almeno tre sodalizi criminosi composti da soggetti facenti capo, a vario titolo, a società e ditte individuali operanti nel settore del commercio di rifiuti di rottami di metalli ferroso e non ferroso, alla raccolta, al trasporto e al recupero degli stessi.
Le organizzazioni criminali hanno posto in essere un traffico illecito di rifiuti di materiale ferroso e non ferroso, proveniente per la maggior parte dalla demolizione di autovetture, dallo scarto delle attività commerciali e industriali, nonché dalla raccolta dei rifiuti per strada effettuata da soggetti improvvisati e sprovvisti di qualsiasi autorizzazione.
Il materiale, allo stato rifiuto, veniva indicato sui documenti di trasporto come MPS (materia prima secondaria) da destinare alle fonderie per la fusione definitiva o ad altre aziende per la eventuale successiva lavorazione.
Tutti i sodalizi criminosi, abilmente organizzati, agivano in conto proprio e in collaborazione con altri soggetti, mediante l’utilizzo di operatori fittizi (cosiddette società cartiere) che emettevano fatture per operazioni inesistenti necessarie per giustificare la provenienza degli ingenti quantitativi di materiali ceduti alle fonderie, conseguendo illeciti profitti anche con l’evasione fiscale di rilevanti somme di denaro e provocando quindi un ingente danno all’Erario.
In particolare, queste società, operanti nel campo dell’acquisto e vendita dei materiali ferrosi, provvedevano alla raccolta e stoccaggio degli stessi ed alla loro messa in riserva. Dopo questa procedura il materiale ferroso – costituito in maggior parte da rifiuto – avrebbe dovuto subire un ulteriore trattamento presso le stesse aziende, se in possesso di specifiche autorizzazioni al trattamento, oppure presso altre imprese in possesso delle prescritte autorizzazioni.
In realtà, il materiale, costituito principalmente da rifiuto di metalli, dopo vari passaggi tra imprese veniva nella maggior parte dei casi, venduto a prezzi concorrenziali alle fonderie che quindi operavano la fusione del materiale ferroso classificato quale materia prima secondaria mentre, in altri casi veniva esportato nei Paesi dell’est asiatico dove è molto forte la richiesta di tale tipologia di materiali a causa della famelica necessità di materie prime delle imprese siderurgiche operanti in quei mercati.
La indagini hanno anche consentito di accertare che spesso l’acquisto del materiale rifiuto, costituito prevalentemente da motori di auto intrisi di olio, quindi non bonificati, veniva effettuato presso società che avevano sede fuori Regione, sprovviste di qualsivoglia autorizzazione alla raccolta e al trattamento dei rifiuti. Nella maggior parte dei casi le partite di rifiuto, costituite da materiale ferroso e non, venivano acquistate sotto forma di “M.P.S. – MATERIA PRIMA SECONDARIA”, viaggiando, quindi, senza essere accompagnate da FIR - formulario di identificazione rifiuto che consentissero la cosiddetta tracciabilità dei rifiuti. Evidentemente, in questo modo gli operatori economici eludevano le norme in materia ambientale nonché la normativa Regionale della Campania sui rifiuti che vietava l’introduzione di rifiuti di ogni genere da fuori Regione a causa del c.d. stato di emergenza;
Il fenomeno appare ancor più preoccupante se si considera che il fraudolento commercio ha causato danni al mercato nazionale del corrispondente settore, ove gli operatori onesti gravemente sfavoriti, hanno dovuto subire la concorrenza sleale di un traffico di rifiuti perpetrato senza alcuna autorizzazione e sviluppatosi in totale franchigia dei tributi ma, ancor di più, perché ha causato gravi danni all’ambiente.
Da un lato, infatti, risultano immessi nel ciclo produttivo delle fonderie, sotto forma di “M.P.S.”, materiale ferroso allo stato di rifiuto, così contribuendo all’aggravio dell’inquinamento atmosferico dovuto ai fumi nocivi generati dalla fusione di materiali non correttamente recuperati. D’Altro lato, le procedure di trattamento dei rifiuti svolte senza alcuna autorizzazione degl’organi competenti e, quindi, senza alcun controllo, hanno spesso determinato la compromissione delle matrici ambientali dei siti interessati dagli impianti attraverso la contaminazione causata degli oli e dalle vernici contenuti nei rottami trattati o le emissioni nocive causate da trattamenti piroclastici del tutto illeciti ed eseguiti in forni di fortuna.
Inoltre, le intercettazioni delle conversazioni telefoniche intrattenute da alcune delle persone indagate, ha permesso di accertare condotte illecite poste in essere da funzionari e agenti della Polizia Provinciale di Napoli i quali non hanno esitato a redigere atti falsi, informare i soggetti interessati dello sviluppo delle indagini, omettere atti di ufficio e compiere altri reati contro la P.A. allo scopo di agevolare le organizzazioni dedite al traffico di rifiuti ritardando operazioni di sequestro degli impianti e rappresentando all’A.G. situazioni diverse da quelle effettivamente accertate in sede di sopralluogo presso gli impianti
In estrema sintesi, le indagini di P.G., svolte con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche, consentivano di accertare quanto segue:
1) l’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale organizzato di rifiuti;
2) l’esistenza di traffico di rifiuti provenienti da “fuori Regione” in violazione del protocollo d’intesa della Regione Campania;
3) l’esistenza di siti abusivi di stoccaggio, trattamento e recupero di rifiuti;
4) l’esistenza di una fitta rete di società “cartiere”, create ad hoc per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al fine di giustificare le numerose operazioni “a nero” operate dalle società coinvolte nel traffico;
5) reati commessi da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni che hanno favorito nel corso dei controlli le imprese oggetto di indagine.
L’operazione si è conclusa con l’arresto di 14 persone e la denuncia a piede libero di altri 16 soggetti tutti a vario titolo coinvolti nelle attività illecite con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, emissione e utilizzo di fatture false, abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio, attività di gestione rifiuti non autorizzata, violazione di sigilli, omessa denuncia di reato, falsa testimonianza, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.
Complessivamente sono stati sequestrati circa 500.000 kg di rifiuti speciali, 8 autoarticolati, e 6 aziende operanti nel settore del trattamento dei rifiuti speciali che complessivamente conseguivano un fatturato di 250.000.000,00 di euro ed è stata accertata un evasione fiscale per circa 6.000.000 di euro ed IVA pari a 1.172.000 euro.


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di Redazione
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