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Napoli, carabinieri scoprono laboratorio clandestino a partire da rinvenimento scarti lavorazione abbandonati in strada


Napoli, carabinieri scoprono laboratorio clandestino a partire da rinvenimento scarti lavorazione abbandonati in strada
13/12/2013, 12:22

NAPOLI - 2 opifici clandestini e un laboratorio abusivo sono stati scoperti e sequestrati dai carabinieri in provincia di napoli.
Uno, il laboratorio, a marigliano, era gestito da italiani ed e’ stato scoperto a partire dal rinvenimento di scarti di lavorazione abbandonati all’interno di sacchi sulla pubblica via. I carabinieri hanno rinvenuto rifiuti dello stesso genere per quasi 10 tonnellate che verosimilmente sarebbero stati “smaltiti” allo stesso modo.
Negli opifici clandestini, invece, si lavorava 24 ore su 24 con turni di riposo organizzati sul posto, senza contributi previdenziali e assistenziali, in pessime condizioni igienico sanitarie e senza il minimo rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro.
In dettaglio, nel corso di accertamenti avviati immediatamente dopo il rinvenimento di 23 sacchi contenenti scarti di lavorazione tessili abbandonati sulla pubblica via, i cc di marigliano hanno individuato il luogo di provenienza dei rifiuti, un laboratorio clandestino in via vittorio veneto di marigliano gestito da due commercianti, italiani, un 43enne di pollena trocchia e un 41enne di somma vesuviana.
I militari vi hano subito effettuato controlli: il laboratorio era stato realizzato in un scantinato di circa 150 mq. E veniva usato per il taglio di tessuti.
Nel corso di sopralluogo sono stati rinvenuti 325 sacchi (del peso di circa 30 kg. L’uno) uguali a quelli trovati abbandonati, 1 macchinario per il taglio di tessuti e vario materiale tessile pronto per la lavorazione.
Il locale è stato sottoposto a sequestro così come il macchinario rinvenuto.
Le 10 tonnellate di “robe” sono state consegnate agli organi preposti per il loro corretto smaltimento.
A somma vesuviana i cc hanno inceve fatto irruzione in un immobile su via monaciello composto da piano terra e primo piano.
Al piano terra i militari hanno trovato 5 cittadini cinesi che stavano procedendo al confezionamento in serie di jeans nel corso di turni interminabili che si succedevano notte e giorno nel corso delle intere 24 ore, tant’e’ che il piano superiore era stato attrezzato a dormitorio e vi sono stati trovati ben 16 letti.
Il tutto in pessime condizioni igienico sanitarie e senza l’osservanza delle norme previste per la sicurezza sui luoghi di lavoro, come accertato insieme a personale dell’asl napoli 3 fatto intervenire sul posto.
Con l’ulteriore intervento, stavolta dell’ufficio tecnico comunale si e’ inoltre scoperto che il manufatto era stato realizzato senza alcuna delle autorizzazioni previste.
La titolare, una 50enne del luogo, e’ stata denunciata.
Il manufatto è stato sottoposto a sequestro insieme a ben 3.000 jeans già pronti per l’immissione sul mercato e a 10 macchine per cucire e 10 smacchiatrici di tessuti.
A poggiomarino, infine, irruzione dei cc locali in un opificio clandestino su via vicinale giugliano, insieme a colleghi del nucleo operativo del gruppo tutela lavoro di napoli.
Un cinese 50enne amministratore unico di una ditta per la produzione e il confezionamento di abbigliamento e’ stato denunciato per violazioni in materia di igiene e sicurezza.
L’opificio e’ stato sottoposto a sequestro per violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro: era stato clandestinamente messo all’opera in un seminterrato di circa 200 mq. E vi erano 31 macchine per cucire e 5 sacchi contenenti scarti di lavorazione tessile in attesa dsi “smaltimento”.
Accertata la presenza di tre lavoratori “a nero” e che operavano senza contributi previdenziali e assistenziali. Al titolare sono state contestate decine violazioni per un totale di circa 250.000 euro. L’attività imprenditoriale e’ stata sospesa.
Nei giorni scorsi i cc della provincia di napoli avevano effettuato altrettanti interventi a terzigno, con il rinvenimento di scarti di lavorazione tessile da “smaltire”, il secondo a varcaturo, con scarti di lavorazione per produrre scarpe emessi in atmosfera o nelle fogne e l’altro di nuovo a terzigno, senza agibilità e senza il minimo rispetto a norme per l’igiene e la sicurezza.

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di Redazione
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