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Carillo: riflessione multidisciplinare su mentalità mafiosa

Napoli, convegno: Mala vita e mal formazione


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Napoli, convegno: Mala vita e mal formazione
10/12/2010, 16:12

Si è svolta oggi presso la Sala degli Angeli dell’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, un seminario sull’‘istituzione’ mafiosa, i suoi linguaggi, le sue rappresentazioni, dal titolo: “Mala/vita e mal/formazione”. L’incontro si inserisce nelle attività del progetto “Imago imperii. Archivio di iconologia politica” del CRIE, il Centro di ricerca sulle istituzioni europee dell’Università Suor Orsola Benincasa. Secondo quanto detto da Gennaro Carillo, ideatore del progetto “Imago imperii” , “Il seminario si propone una riflessione multidisciplinare sulla ‘mentalità’ mafiosa, con un approccio che assuma camorra e mafia come ‘istituzioni’ (sulla scorta di un’intuizione ancora feconda di Santi Romano) dotate di regole precise, anche linguistiche, che sono tuttavia in continua evoluzione”. Il seminario è stato coordinato dal procuratore aggiunto della Repubblica di Torre Annunziata Raffaele Marino, e dal professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università Suor Orsola Benincasa Gennaro Carillo.  Al Seminario hanno preso parte il giudice del Massimario della Cassazione, Raffaele Cantone, ed il coordinatore regionale di “Libera”, don Tonino Palmese.  Durante il seminario è stato presentato e commentato un video, realizzato da Roberta Petrelluzzi e Raffaele Marino, che hanno ripercorso i passaggi cruciali di processi di camorra. Tre i punti fondamentali trattati durante il corso della giornata: la figura dell’istituzione mafiosa, e come e cosa fa per avere consenso dalla società legale. La rappresentazione dell’istituzione mafiosa, come contraffazione del reale, partendo dall’esempio di tre film come Il Camorrista di Giuseppe Tornatore, Gomorra di Matteo Garrone, Gorbaciof di Stefano Incerti e Una vita tranquilla di Claudio Cupellini: nel primo si rischia la complicità del pubblico, portato a osannare l’eroicità di Raffaele Cutolo, mentre negli altri i camorristi sono restituiti a una condizione di banalità feroce, a tratti autodistruttiva, senza fascino. Terzo punto a confronto è ciò che Roberto Scarpinato definisce come sistema delle “porte girevoli”, che secondo Raffaele Marino: «c’è il rischio a Napoli che la tradizionale tolleranza, la convivenza tra cultura della legalità e della illegalità si risolva in una prevalenza della cultura camorristica che ha ormai pervaso ogni ambito dei rapporti sociali».

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di Redazione
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