Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Sotto chiave un chilo di marijuana

Napoli, droga nel bunker dei Marfella: 3 arresti


.

Napoli, droga nel bunker dei Marfella: 3 arresti
10/06/2010, 07:06

Doppio colpo degli agenti del commissariato Pianura in quella che dagli inquirenti è ritenuta la roccaforte del clan Marfella. In meno di ventiquattrore la polizia ha stretto le manette ai polsi a tre giovanissimi spacciatori, sequestrando in due distinte operazioni quasi un chilo di marijuana pronta per la vendita al dettaglio. Droga, ipotizzano gli inquirenti, che veniva smerciata col placet dei rampolli della famiglia di Peppe ‘e Maddalena, tornato a gestire il business della droga su tutto il quartiere della periferia occidentale di Napoli. Le pattuglie ‘Como-Pianura’ 11 e 12, coordinate dall’ispettore capo responsabile dell’ufficio volanti, hanno scardinato il bunker della cosca in via Colantonio Di Fiore in due differenti operazioni: nella prima, messa a segno intorno alla mezzanotte, nei pressi di via Napoli, è finito in manette Salvatore Pinto, 22enne della zona, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Durante un servizio di perlustrazione, transitando in via Vicinale Monti, gli agenti hanno notato il giovane, in sella ad un ciclomotore, che si allontanava avvicinandosi ad una voliera posta in un giardinetto pubblico, per tentare di nascondere un sacchetto nero tenuto in mano. Il giovane è stato immediatamente raggiunto e bloccato con in mano il sacchetto. All’interno i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato circa 500 grammi di marijuana suddivisa in 5 buste da 100g cadauno circa. Secondo gli investigatori, il giovane, che è stato condotto al carcere di Poggioreale, custodiva la droga per conto di altri pusher della zona. Discorso diverso invece per il blitz all’interno del caseggiato popolare a ridosso di via Napoli, un rione interamente “blindato”, controllato da pali e vedette che favoriscono la fuga degli spacciatori. Il “sistema antidivise”, però, ieri non ha funzionato: intorno alle 14 uno degli agenti della pattuglia in servizio nella piazza di spaccio ha notato che da una fessura ricavata dalla parete di un piano interrato stava avvenendo il classico scambio droga-soldi. L’acquirente, un venditore ambulante, stava acquistando una bustina di “erba” da 25 euro, ma gli uomini in divisa sono tempestivamente intervenuti bloccandolo. La sorpresa in realtà è stata doppia, poiché dopo poco gli agenti diretti dalla dottoressa Antonella Palumbo hanno scoperto che all’interno del sottoscala della palazzina popolare i pusher avevano ricavato un monolocale, con tanto di via di fuga attraverso un cunicolo protetto da una porta blindata che dà accesso al retro dell’edificio. Quando gli agenti hanno fatto irruzione, uno dei pusher ha tentato la fuga proprio utilizzando il passaggio ricavato nelle intercapedini, balzando su un motorino di un ragazzino di appena 16 anni e tentando di far perdere le proprie tracce. Un tentativo inutile: la polizia infatti li ha bloccati per poi affidare il minorenne ad uno dei suoi congiunti. Per Giuseppe Frattini, 20 anni, meglio noto come “Chiepeppe”, e Vincenzo Savino, 19 anni, entrambi residenti in via Napoli, si sono spalancate le porte del carcere.  
 
IL BUNKER - Al posto di Santi e Madonne, come tradizione di malavita impone, all’interno del “covo” adibito a sportello H24 per la vendita al dettaglio d’erba, Vincenzo Savino e Giuseppe Frattini, due vecchie conoscenze del commissariato di Pianura, avevano affisso fotografie di Diego Armando Maradona, altra divinità partenopea. Poster e sciarpe del Napoli, finanche un kit per consumare ‘in loco’ droghe leggere. Le loro “passioni” erano tutte lì, in quei quattro metri quadri nascosti nel sottoscala di una palazzina popolare. Passioni di ragazzi di appena vent’anni che al momento del fermo in commissariato si sentono come a casa loro, rispettando “chi fatica onestamente”. Sparpagliati su una branda ci sono banconote e centinaia sacchettini contenenti droga, mentre a pochi metri dalla porta d’ingresso, sugli scaffali in legno, sono esposte statuette in ceramica rappresentanti Bob Marley e rastafariani che fumano spinelli. Non si facevano mancare alcun confort, i due giovani spacciatori: Play Station collegata al televisore al plasma, una pen drive con su il film American gangster, ed anche bottiglie di birra. Dopo tutto, lì ci passavano l’intera giornata. Un vero e proprio lavoro full time, il loro, così redditizio da far girare nelle loro mani migliaia e migliaia di euro in pochissimi giorni. Il “libro mastro” utilizzato per portare la contabilità era un semplice block notes con su annotati gli ammanchi di denaro e le dosi vendute. “Simm semb ‘e chiù fort” scritto a penna su un foglio e poi grosse cifre, dai mille fino ai diecimila euro, che per gli investigatori starebbero ad indicare il costo di ogni partita di marijuana. Un sistema collaudato, quello dei pusher del caseggiato popolare di via Colantonio Di Fiore, con tecniche molto simili a quelle adottate nella periferia nord per spacciare senza dare nell’occhio. Fessure ricavate nella parete per lo smercio di droga, cunicoli e porte blindate per sfuggire alle incursioni delle forze dell’ordine. Pali, favoreggiatori, mille occhi a scrutare ogni minimo movimento. Tecniche risultate vane, quando ieri la polizia ha espugnato il bunker dei Marfella. Sotto chiave, oltre a due cartucce per fucili da caccia ed altri strumenti utilizzati per tagliare lo stupefacente, sono finiti quasi mezzo chilo di marijuana (450,50 grammi) e 420 euro di denaro suddiviso in banconote di vario taglio. I “pezzi” di erba venduti potevano costare dai dieci ai venti euro: l’uomo fermato dalla polizia mentre stava acquistando la droga stava infatti consegnando nelle mani di “Chiepeppe” 25 euro. Denunciato al Prefetto, il consumatore di erba (un venditore ambulante di ortofrutta) ha anche ammesso di aver contrattato lo stupefacente dai due. Il minore che invece è stato fermato, perché in un primo momento sospettato di aver dato una mano a fuggire ad uno dei due, è stato rilasciato dopo poco. Frattini l’ha fermato per chiedergli un passaggio e lui, non sapendo del blitz in atto, l’ha fatto salire sul motorino: la sua unica ‘colpa’ è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Commenta Stampa
di Davide Gambardella
Riproduzione riservata ©
LE ALTRE FOTO.
Il bunker
Le foto di Maradona nel bunker
La perquisizione
Gli appunti
Giuseppe Frattini
Pinto Salvatore
Vincenzo Savino