Cronaca / Nera

Commenta Stampa

Tra i fermati un vigilante con 'frequentazioni pericolose'

Napoli, intercettazioni 'spiate' dalla camorra, 3 arresti


.

Napoli, intercettazioni 'spiate' dalla camorra, 3 arresti
30/07/2009, 16:07

Avrebbero ripetutamente interrogato i sistemi informatici protetti di Telecom, tra cui quello che gestisce le intercettazioni telefoniche disposte dall’Autorità giudiziaria, al fine di verificare chi fosse sotto controllo e chi no, per conto della malavita organizzata. Con questa pesante accusa sono finiti agli arresti, nell’ambito dell’operazione ‘doppio ascolto’, Raffaele Veneruso, napoletano di 24 anni, addetto alla vigilanza, Maurizio De Simone, 34enne napoletano e Alfonso Testa, 35enne di Avellino, gli ultimi due dipendenti della Telecom, ai quali vengono contestati i reati di introduzione abusiva nel sistema telematico della Telecom, rivelazione di segreto istruttorio e truffa telematica. Le indagini erano partite nel mese di ottobre 2008, con il monitoraggio di Veneruso, detto ‘la guardia’, già indicato come dipendente infedele da alcuni arrestati già condannati per condotte analoghe nel corso della precedente operazione “Sim ‘e Napule”. Secondo la Dda, il vigilante ha coinvolto nelle sue attività anche gli altri due arrestati, che per conto suo hanno eseguito le interrogazioni non autorizzate ai terminali. “L’addetto alla vigilanza, - sostiene la procura, - rappresenta realisticamente l’anello di congiunzione ed il canale informativo della locale criminalità organizzata, che sono in corso di approfondimento, anche se, allo stato, emerge già un’allarmante vicinanze con alcuni esponenti del clan dei Casalesi”.
Nell’ambito dell’operazione che ha portato ai tre arresti sono state eseguite perquisizioni presso gli uffici della Telecom Italia del Centro Direzionale di Napoli, ad opera degli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli e del Nucleo Speciale Frodi Telematiche di Roma, coordinati e diretti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea. Perquisito anche l’ufficio del Sag di Telecom (Servizio Autorità Giudiziaria), quello da cui risultano essere partite le decine di interrogazioni non autorizzate ai sistemi informatici. Massima dalla Security della Telecom ha fornito tutto l’appoggio possibile per l’operazione, mentre l’azienda ha deciso di chiudere il centro compartimentale di Napoli centralizzando i servizi di gestione delle intercettazioni a Roma e Milano.

Sono diversi i particolari che fanno ritenere un coinvolgimento della malavita organizzata nel sistema messo in piedi dal vigilante e dai due dipendenti della Telecom. In particolare, dalle indagini è emerso che Veneruso in numerose occasioni aveva fatto da autista ad una nota escort napoletana, frequentata anche da Giuseppe Setola, il boss stragista dei Casalesi, durante la sua latitanza. Non è escluso, quindi, che a beneficiare delle informazioni protette sia stata proprio la camorra casalese, che in questo modo poteva rendersi conto delle indagini delle forze dell’ordine e sapere quali sim fossero intercettate. Secondo le indagini della Dda il sistema funzionava alla perfezione ed era diventato già prassi consolidata, tanto che Veneruso “con la compiacenza di dipendenti e funzionari Telecom è riuscito ad introdursi stabilmente negli uffici del Sag, e ad operare sulle postazioni da cui vengono eseguite tutte le attività di inserimento e di gestione delle intercettazioni telefoniche e di estrazione di dati sensibili come i tabulati delle utenze telefoniche fisse e mobili''.
Dalle indagini è inoltre emerso che un imprenditore, in una telefonata intercettata l’11 ottobre del 2008, forniva a Veneruso un numero di telefono aggiungendo che avrebbe dovuto usarlo una sola volta e poi eliminarlo. I successivi accertamenti delle Fiamme Gialle hanno permesso di stabilire che l’utenza in questione era intestata a Luisa Giglio, 25 anni; la donna era stata fermata nel maggio dello scorso anno mentre si trovava in auto in compagnia di Davide Granato, pregiudicato per associazione mafiosa e traffico di droga e presunto affiliato al sodalizio dei Casalesi. Granato, sfuggito all’arresto per alcuni mesi, è stato infine arrestato nel novembre scorso, nell’ambito di una indagine sul gruppo capeggiato dal boss Giuseppe Setola. Successivamente era emerso che la Giglio era una prostituta, la preferita dal gruppo dei setoliani. Sul ruolo della donna ha riferito a lungo, in un interrogatorio del febbraio scorso, il pentito Oreste Spagnuolo,  uno dei killer del clan Setola e ora collaboratore di giustizia.
Altre ‘frequentazioni pericolose’ Veneruso le avrebbe intrattenute con Filippo Orlanducci, 33 anni, pregiudicato per truffa, ricettazione e uso di atto falso, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il 24enne avrebbe intrattenuto rapporti anche con Biagio Esposito, figlio di Adele Sansò, 46 anni, sorella di Luigi Sansò, 48 anni, pregiudicato e presunto affiliato al clan Prestieri, attivo a Secondigliano.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©

Correlati