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Le telecamere di SOS Municipalità nella via dei presepi

Napoli, la protesta degli artigiani di San Gregorio Armeno


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Napoli, la protesta degli artigiani di San Gregorio Armeno
09/12/2009, 15:12

NAPOLI - Per i napoletani il Natale è anche una visita “a San Gregorio Armeno”, la pittoresca via dei presepi nel cuore antico della città, calorosamente animata da migliaia di turisti, cittadini e scolaresche che vi si accalcano per ammirare le botteghe dei maestri dell’arte presepiale. Una tappa obbligatoria per chi si appresta a costruire o ad ampliare il popolare presepe casalingo, ma anche per i visitatori desiderosi di immergersi nella suggestiva atmosfera natalizia che qui si respira tutto l’anno grazie allo zelo con cui gli artigiani si dilettano nella creazione di statuine: da quelle canoniche raffiguranti la Sacra Famiglia, Benito e i Re Magi, alle più eccentriche con fattezze di personaggi di stringente attualità, da Maradona a Berlusconi passando per Obama.
Una tradizione che quest’anno ha rischiato di incrinarsi a causa di un duro braccio di ferro tra gli artigiani pastorai e il Comune di Napoli su un provvedimento riguardante l’allestimento del tradizionale mercatino natalizio. Oggetto della contestazione, il piano di regolarizzazione varato dall’amministrazione comunale che ha disposto la riduzione a un massimo di settanta centimetri della lunghezza delle bancarelle antistanti le botteghe, e la sistemazione di gazebo esterni concessi dall’ente pubblico per contenere gli articoli in vendita. Proprio contro quest’ultimo provvedimento si è scagliata la furia dei commercianti: i gazebo, infatti, che originariamente dovevano possedere un’ampiezza di due metri per tre, sono in realtà tre metri per tre, un metro più lunghi di quanto avrebbero dovuto essere. Le dimensioni ridotte dovevano garantire il passaggio dei mezzi di soccorso in caso di emergenza, ma con le misure attuali ciò risulta piuttosto difficile. “Sono anche troppo alti e ostruiscono la visuale dei palazzi storici”, osserva il commerciante Daniele Gambardella. “E pensare - aggiunge - che i gazebo artigianali degli anni passati, non regolarizzati, erano di lunghezza inferiore.” Qualcun altro manifesta delusione per promesse disattese dalle istituzioni locali, come quella di potenziare la vigilanza sul territorio. Ma non è tutto: gli artigiani contestano che la consegna dei gazebo doveva avvenire il 2 novembre e non il 13; che non recano alcuna iscrizione del Comune di Napoli e della Comunità Europea, da cui erano co-finanziati, e che sono stati recuperati direttamente da altre fiere, come quelle nautiche.
La protesta è culminata in una serrata dei negozi lo scorso 28 ottobre, accompagnata dalla messa in scena di una singolare “veglia funebre” per la maschera-simbolo della tradizione partenopea, Pulcinella, adagiata su un letto mortuario tra lumini, fiori e un cartello con una frase emblematica: “Ucciso dal Comune di Napoli”. Antonio Esposito, presidente dell’Associazione Artigianato Presepiale, ha fornito un resoconto della manifestazione: “In totale hanno scioperato settantacinque tra esercizi commerciali e bancarelle. Ci è stata chiesta una pratica per l’occupazione del suolo, ma ora i tempi non ci sono. Noi riteniamo questo progetto valido, ma chiediamo di partire da gennaio prossimo e di essere anche partecipi di una eventuale concertazione.”
La vicenda ha visto scendere in campo anche l’amministrazione locale: con la denuncia, da parte dell’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli, Mario Raffa, di una presunta strumentalizzazione della protesta da parte delle organizzazioni criminali; mentre il consigliere regionale del Mpa Salvatore Ronghi ha ridimensionato tale rischio, sostenendo che quello delle infiltrazioni della camorra è un “alibi” che finisce per “penalizzare una tradizione importante per Napoli”.
Le botteghe hanno riaperto i battenti e nonostante la presenza di “asettici” gazebo abbia inevitabilmente snaturato il volto di  questo antico borgo di Napoli, gli artigiani si adoperano per mantenere inalterato il tradizionale scenario: pastori nelle rappresentazioni più singolari, folla di gente e trambusto restano aspetti che contraddistinguono un simbolo tra i più rappresentativi di Napoli, al quale, a quanto sembra, risulta difficile rinunciare. Ed è ripresa anche la produzione dell’oggetto-culto di San Gregorio Armeno: la statuetta, ma sarebbe meglio definirla una caricatura, dei “Vip” del momento, frutto dell’inventiva e dell’ironia, qualità endemiche del popolo napoletano.
Tra le ultime fantasiose “apparizioni” che popoleranno “o’ Presepio” nel Natale 2009, ci sono due lady-ministri del governo Berlusconi: Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, quest’ultima raffigurata con il “pancione”, un ulteriore rimando al tema della Natività. Non potevano mancare il neo allenatore del Napoli, Mazzarri; la coppia Clooney-Canalis; Flavio Briatore; persino i ragazzi del Grande Fratello 10 e gli illustri scomparsi dell’anno, Mike Bongiorno e Micheal Jackson.
Giuseppe e Marco Ferrigno, maestri napoletani dell’arte presepiale, hanno reso omaggio al dirigente rossonero Galliani con una statuetta che lo ritrae con le mani sulla testa. C’è spazio anche per la satira politica con Berlusconi in ginocchio dalla moglie Veronica e Bossi che esclama il suo motto “Io ce l’ho duro”, senza tralasciare lo scandalo Marrazzo, con le inquietanti statuine dell’ex Governatore del Lazio in coppia con una trans. E infine ha fatto il suo ingresso nel Presepe del 2009 anche un’altra protagonista, in negativo, di quest’anno: l’influenza A. Nella creazione dell’artigiano Genny di Virgilio i Re Magi, anziché portare i classici doni, regalano al Bambinello una dose di vaccino, e, insieme alla Madonna e a San Giuseppe, indossano una mascherina. Una trovata per esorcizzare la psicosi del contagio della famigerata influenza suina, a riprova dell'ironia con la quale i napoletani sono soliti affrontare le avversità.

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di Francesca Pellino
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