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Daria ha 20 anni. Parla sei lingue. Ed è clandestina

Napoli: niente codice fiscale, niente esame di maturità


Napoli: niente codice fiscale, niente esame di maturità
07/06/2009, 17:06

Dopo la recente direttiva del ministero dell’Istruzione, che impone di richiedere ai maturandi anche il codice fiscale, una ragazza “napoletana” potrebbe  vedere vanificati tutti gli sforzi degli ultimi tre anni. Le virgolette sono d’obbligo perché Daria, nata in Ucraina venti anni fa ed arrivata tre anni fa in Italia con la famiglia, è clandestina. Napoletana per chi la conosce, perfettamente integrata tra i suoi compagni di classe, ottimo rapporto con i professori, ma, all’anagrafe, ancora una ‘illegale’. Che, a giudicare dalle ultime direttive, fa quasi rima con “criminale”.
Daria aveva già ottenuto un titolo di studio in Ucraina, ma arrivata in Italia ha dovuto ricominciare da capo. Pazienza, altri tre anni di liceo per ottenere un titolo che sia valido anche nel nostro Paese e poter accedere all’università. La madre fa le pulizie ad ore, il padre è saldatore. Lei, un po’ di tutto: la badante, le pulizie, lava le scale, la baby sitter. E studia, con ottimi profitti. Conosce sei lingue.

Daria, come scrive “Il Mattino”, ha incontrato questo ultimo intoppo al liceo linguistico Margherita di Savoia quando mancavano pochi giorni all’esame di maturità. Il termine per inserire i dati sul sito del Ministero è fissato per dopodomani, e pare impossibile che arrivi un codice fiscale in 48 ore. Le nuove direttive cozzano con quelle precedenti: se da un lato si sancisce che “tutti i minori, presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all’istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno” (articolo 45 del Dpr 31 agosto 1999, numero 394, «Regolamento di attuazione del decreto legislativo numero 286/1998 sulla disciplina dell’immigrazione e sulle condizioni dello straniero»), dall’altro, la circolare datata 22 maggio 2009, impone il possesso del codice fiscale per conseguire la prova finale. Documento che ovviamente un clandestino non può possedere, non avendo documenti italiani.
I compagni di classe, i professori ed il preside dell’istituto stanno cercando una soluzione. Che sarebbe bello arrivasse ma, per essere realistici, sembra un’utopia. Per la ragazza ucraina e per tutte le “Daria” che, arrivate in Italia, si portano cucite addosso il “marchio dell’infamia”.

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di Nico Falco
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