Cronaca / Nera

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Si tratta del 26enne Alberto A., conoscente di Perillo

Napoli: omicidio Buonocore, c'è un fermato


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Napoli: omicidio Buonocore, c'è un fermato
21/09/2010, 19:09

NAPOLI - C'e un fermato nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Teresa Buonocore. Sarebbe Alberto A., 26 anni, un tatuatore di Portici, con un precedente per detenzione illegale di armi e munizioni. Era stato arrestato nel 2008 perchè la polizia aveva trovato nella sua bottega un revolver e decine di munizioni di vario calibro. Per quella vicenda, il giovane ha patteggiato la pena di un anno e mezzo di reclusione. Sarebbe lui uno dei due giovani che ieri si sono presentati al commissariato di San Giovanni a Teduccio per denunciare il falso furto del ciclomotore usato per l'agguato. Secondo quanto si è appreso, Alberto A. conosceva Patrizia Nicolino, la moglie di Enrico Perillo, l'uomo condannato a 15 anni per violenze sulla figlia della Buonocore.
L'inchiesta, intanto, non è più di competenza della Dda; il fascicolo è passato al procuratore aggiunto Giovanni Melillo, che coordina la sezione Criminalità comune della Procura. Ciò significa che sono emersi elementi tali da far inquadrare il caso non più come un agguato di tipo camorristico, ma come un omicidio maturato in altri ambienti.
La Buonocore negli anni scorsi aveva denunciato una violenza sessuale subita da una delle figlie e il presunto pedofilo, Enrico Perillo, lo scorso 9 giugno era stato condannato a 15 anni di reclusione che sta scontando nel carcere di Modena. Il procuratore aggiunto Melillo ha interrogato in Questura alcune persone.
Tra le persone trattenute in questura c'è il fratello di Enrico Perillo. A confermare la circostanza è l'avvocato Francesco Miraglia, del foro di Modena, che assiste il detenuto: a suo dire, il fratello di Enrico Perillo è indagato “come atto dovuto”. “Enrico Perillo è stato descritto come un orco, ma anche lui, come tutti i cittadini, non può essere considerato colpevole prima del terzo grado di giudizio”, sottolinea il legale. Miraglia sottolinea che l'inchiesta sugli abusi sessuali non è nata per iniziativa di Buonocore ma “in seguito a una segnalazione di un confidente della polizia, rimasto sconosciuto. La testimonianza resa in giudizio dalla signora - aggiunge il legale - non fu una testimonianza accusatoria, anzi: la Buonocore dichiarò di non aver mai avuto sentore che la figlia corresse qualche pericolo in casa Perillo”. Infine, l'avvocato Miraglia chiarisce che l'omicidio per il quale Perillo fu condannato “avvenne quando era giovanissimo e durante una rissa”. Il legale sta per partire alla volta di Napoli: oltre che Enrico Perillo, detenuto a Modena, assiste infatti anche il fratello che è trattenuto in Questura da ore. In Questura si trova anche la moglie di Enrico Perillo.

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di Redazione
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