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Napoli, solidarietà per i giornalisti de "Il Mattino"


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Napoli, solidarietà per i giornalisti de 'Il Mattino'
18/05/2009, 16:05

Esponenti del panorama politico e culturale, giornalisti, studenti, sindacalisti e persino artisti come Massimo Ranieri, hanno gremito questa mattina l'aula del Consiglio provinciale di Napoli per testimoniare solidarietà nei confronti dei giornalisti dello storico quotidiano fondato da Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao nel 1982, che rischiano il licenziamento in base a quanto previsto dal nuovo piano di ristrutturazione dell'azienda. "Un Mattino mi son svegliato" è il titolo dell'iniziativa organizzata per portare a conoscenza l'opinione pubblica dei rischi derivanti dal piano presentato lo scorso 18 marzo dalla Caltagirone Editore, che prevede severi tagli in organico – un giornalista su quattro – ed il trasferimento a Napoli dei redattori che oggi lavorano nella sede romana del giornale: provvedimento, quest’ultimo, che ha ispirato la trovata provocatoria di una prima pagina del quotidiano firmata dai Sette Re di Roma, distribuita in copie ai partecipanti all'assemblea. "La battaglia che portiamo avanti - sottolineano i componenti del comitato di redazione, promotori dell'iniziativa - non è solo per Il Mattino ma per tutta la città. Ridimensionare Il Mattino con il taglio di 37 unità, infatti, significherebbe ridimensionare Napoli. La chiusura della redazione romana, poi, rischia di privare la città di una voce al di fuori dell'ambito cittadino e regionale". L'opinione condivisa da tutti è che il piano sia frutto di scelte sbagliate e che debba pertanto essere rivisitato, non solo per i problemi di natura sindacale che ne derivano, ma anche perché esso mette a rischio l’identità culturale di una testata giornalistica di grandissima importanza per Napoli e per tutto il Mezzogiorno. "Il Mattino non è un giornale ma "il giornale" nei miei ricordi - ha detto il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, presente all'incontro - Spero che sulle leggi dell'economia prevalgano quelle della libertà e della democrazia perché Napoli non è un'appendice di Roma."

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di Redazione
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