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"Insinuato il sospetto sulla Presidenza della Repubblica"

Napolitano: "Occorre riformare la giustizia"

Pubblicata oggi la lettera a Loris D'Ambrosio

Napolitano: 'Occorre riformare la giustizia'
15/10/2012, 19:56

SCANDICCI (FIRENZE) - "Considero un imperativo e un dovere comune giungere alla definizione dell'autentica verità sulla strage di via d'Amelio, sull'assassinio di Paolo Borsellino - ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante l'inaugurazione della nuova Scuola per magistrati di Scandicci -. Occorre procedere su solide basi di indagine per fugare ogni ombra e sanzionare ogni colpa che possano aver pesato su quei tragici eventi e su quel successivo sviamento delle indagini e delle relative conclusioni processuali". Il presidente della Repubblica ha voluto sottolineare il facile ricorso mediatico alle ipotesi di trattativa Stato-mafia negli anni '90, insinuando "nel modo più gratuito il sospetto di interferenze da parte di un'informazione sensazionalistica. Ne è stata pesantemente investita una persona, un magistrato di straordinaria linearità e probità, Loris D'Ambrosio. Si è tentato di mescolare il travagliato percorso delle indagini giudiziarie insinuando nel modo più gratuito il sospetto di interferenze da parte della Presidenza della Repubblica". Napolitano ha così rivendicato la sua decisione di sollevare il conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta nei confronti della Procura di Palermo: "E' stata una decisione obbligata per chi abbia giurato davanti al Parlamento di osservare lealmente la Costituzione, è stata una decisione ispirata a trasparenza e coerenza".
E' stata anche pubblicata per la prima volta la lettera del 19 giugno scorso del presidente della Repubblica al consigliere giuridico Loris D'Ambrosio nel volume "Sulla Giustizia", che raccoglie gli interventi del Capo dello Stato tra il 2006 e il 2012. Queste le parole rivolte da Napolitano a D'Ambrosio: "Caro dottor D'Ambrosio, l'affetto e la stima che le ho dimostrato in questi anni, sempre accresciutisi sulla base dell'esperienza del rapporto con lei restano intangibili, neppure sfiorati dai tentativi di colpire lei per colpire me. Ce ne saranno ancora, è probabile. Li fronteggeremo insieme come abbiamo fatto negli ultimi giorni. E la sua vicinanza e collaborazione resterà per me preziosa fino alla conclusione del mio mandato. Preziosa per sapienza, lealtà e generosità. Ciò non significa che io non comprenda il suo stato d'animo e la sua indignazione (dire amarezza è poco). Le sue condotte, così come le ha ricostruite nella sua lettera sono state, e non solo in questi 6 anni, ineccepibili. E assolutamente obiettiva e puntuale è la sua denuncia dei comportamenti perversi e calunniosi, funzionali a un esercizio distorto del proprio ruolo di quanti, magistrati, giornalisti e politici, non esitano a prender per bersaglio anche lei e me. Non posso, però, che invitarla a uno sforzo di rasserenamento e di ferma, distaccata predisposizione a reagire agli sviluppi della situazione. Traendo conforto anche dall'apprezzamento e dal rispetto che nutrono per lei tutti i galantuomini che operano nel mondo della giustizia o hanno comunque avuto modo di conoscerla e seguirla. Lo sforzo a cui la invito non è facile e lo so perché non solo a esemplari servitori dello Stato, ma anche a politici impegnati in attività di partito e nelle istituzioni, possono toccare amarezze e trattamenti tali da ferire nel profondo. Lo potrà rilevare leggendo qua e là la mia autobiografia politica, che le invio come segno di amicizia e fiducia". Così scriveva il presidente della Repubblica il 19 giugno scorso a Loris D'Ambrosio, morto per arresto cardiaco il 26 luglio, mentre il mese precedente erano stati pubblicati testi di conversazioni telefoniche con il senatore Nicola Mancino, intercettato nell'ambito di un'indagine della Procura di Palermo.

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di Emanuele De Lucia
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