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“Il Presidente deve contare su riservatezza comunicazioni"

Napolitano-pm, la Consulta deposita la sentenza

Procuratore Palermo: “Seguiremo le direttive”

Napolitano-pm, la Consulta deposita la sentenza
15/01/2013, 19:10

ROMA - E’ stata depositata oggi, martedì 15 gennaio, la sentenza sul conflitto tra poteri dello Stato sorto tra Procura di Palermo e Quirinale sul nodo intercettazioni. Per la Consulta l'inutilizzabilità delle intercettazioni del Capo dello Stato può connettersi anche a ragioni di ordine sostanziale, espressive di un'esigenza di tutela rafforzata di determinati colloqui in funzione di salvaguardia di valori e diritti di rilievo costituzionale.

“Il Presidente della Repubblica deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto ad una specifica funzione - scrive la Corte costituzionale nella sentenza sul conflitto tra Napolitano e i pm di Palermo  - ma per l'efficace esercizio di tutte”.

Nel compiere un excursus attraverso le prerogative del Capo dello Stato, la Consulta sottolinea in sentenza che è, inoltre, indispensabile che il Presidente affianchi continuamente ai propri poteri formali, espressamente previsti dalla Costituzione, un uso discreto di quello che è stato definito il potere di persuasione, essenzialmente composto di attività informali.

Le attività informali, tra l’altro, fatte di incontri, comunicazioni e raffronti dialettici, implicano necessariamente considerazioni e giudizi parziali e provvisori da parte del Presidente e dei suoi interlocutori. “Le attività di raccordo e di influenza possono e devono essere valutate e giudicate, positivamente o negativamente in base ai loro risultati – prosegue la Consulta -  non già in modo frammentario ed episodico, a seguito di estrapolazioni parziali ed indebite”.

Quanto, poi, alle intercettazioni oggetto del conflitto, la Corte costituzionale  precisa: “Devono essere distrutte, in ogni caso, sotto il controllo del giudice, non essendo ammissibile, è richiesto dallo stesso ricorrente, che alla distruzione proceda unilateralmente il pubblico ministero.

Sulla sentenza ha voluto commentare anche il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi: “Leggeremo con attenzione le motivazioni della Consulta e ci adegueremo alle sue direttive”. 

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di Rossella Marino
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