Cronaca / Nera

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Ricercato dal 2000, era tra i 30 latitanti più pericolosi

'Ndrangheta: arrestato il boss Pelle, capo di San Luca


'Ndrangheta: arrestato il boss Pelle, capo di San Luca
12/06/2009, 22:06

“E’ tutto finito, è tutto finito”. Sono state le uniche parole che ha pronunciato Antonio Pelle, alias ‘Ntoni Gambazza, storico boss di San Luca, quando si è trovato faccia a faccia coi carabinieri del Ros di Reggio Calaria e con quelli dello squadrone eliportato cacciatori. Un dispiegamento di forze proporzionale all’arresto: Pelle, 77 anni, ricercato dal 2000, boss della ‘ndrangheta, era inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. I carabinieri lo hanno rintracciato seguendo la moglie, bloccandolo nell’ospedale di Polistena, dove aveva appena subito una operazione.
Per il momento non è possibile portare Pelle in una struttura carceraria, le sue condizioni di salute non consentono il trasferimento. L’ospedale di Polistena, nella piana di Gioia Tauro, è piantonato dalle forze dell’ordine e nessuno può avvicinarsi senza venire controllato. I carabinieri hanno accertato che il settantasettenne era arrivato in ospedale a bordo di una autoambulanza di cui ancora non sono stati identificati i proprietari; al momento sono oggetto di verifiche una decina di nomi, tra i quali quello falso utilizzato dal boss di San Luca per il ricovero.
Ntoni Gambazza era latitante dal 2000, quando venne condannato a 26 anni di carcere per associazione mafiosa, traffico internazionale di armi, droga e altro. Prima di allora era stato assolto nove volte. Il 18 settembre 2007 sono state diramate anche ricerche in campo internazionale, finalizzate all’estradizione. Mentre la polizia lo cercava dappertutto, però, Pelle potrebbe non essersi mai mosso da casa. Sarebbe rimasto infatti nascosto nei boschi dell’Aspromonte, bene attento a non fornire nessun indizio agli inquirenti. Niente telefono, niente computer, comunicava soltanto tramite messaggeri. Secondo gli inquirenti Antonio Pelle sapeva che c’era la possibilità che qualcuno avrebbe vendicato la morte di Maria Strangio, 33 anni, uccisa a Natale 2006 per errore, al posto del marito, Giovanni Luca Nirta, ma non è intervenuto. Intenzionato a restare estraneo alla faida, aveva cercato di fare da paciere, come nel 1991, ma senza intervenire direttamente in quelli che erano considerati rancori tra due famiglie minori. Poi, la vendetta fu compiuta, il 15 agosto 2007, restando nota col triste appellativo di Strage di Duisburg.
I carabinieri sono arrivati ad Antonio Pelle seguendo la moglie, Giuseppa Giampaolo, 73 anni. Questa mattina il 77enne era stato ricoverato nel reparto di chirurgia di Polistena e qualche ora dopo era stato operato. I militari, che da tempo seguivano familiari ed amici di Pelle, questa mattina hanno visto la moglie spostarsi senza le solite precauzioni. L’hanno seguita e sono arrivati all’ospedale dove, in una sala post-operatoria, hanno trovato uno dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Secondo alcuni recenti collaboratori di giustizia Antonio Pelle era molto di più di un semplice capoclan. Stando agli atti del processo Galassia, assieme al boss Giuseppe Morabito, detto “tiradritto”, Pelle era stato protagonista della “pax mafiosa” nella Sibartide, nel Cosentino, tra le cosche Cirillo e Carelli.
“La ricerca di Antonio Pelle, - ha spiegato il tenente colonnello Valerio Giardina, comandante del Ros di Reggio, - si era infittita da due anni a questa parte. Avevamo proceduto già all’arresto di due suoi efficaci fiancheggiatori, Francesco Vottari e Vincenzo Trimboli, due personaggi di assoluta fedeltà al boss catturato”. “La cattura di Pelle, - ha detto Giuseppe Pignatone, procuratore di Reggio Calabria, - è stata conseguita anche grazie all’utilizzo di complesse apparecchiature tecnologiche che ci hanno permesso di controllare efficacemente e continuamente la zona di origine del boss e i movimenti del suo nucleo familiare, composto oltre che dalla moglie, dai figli Giuseppe, Sebastiano, Domenico e Maria”.
I “gambazza”, la parte storica della famiglia Pelle di San Luca, divisa in più gruppi, cercarono di fare da pacieri tra le famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari per interrompere la faida in corso da anni, ma il loro intervento non bastò per evitare che i Nirta-Strangio mettessero in atto la loro vendetta con la strage di Duisburg del Ferragosto 2007, nella quale vennero uccise sei persone. E’ quanto emerso dalle inchieste condotte dalla Dda di Reggio Calabria, che nel corso degli ultimi due anni hanno portato a numerosi arresti. Eloquente l’intercettazione del colloquio in carcere tra Francesco Barbaro, capo dell’omonima cosca di Platì, detenuto a Carinola, ed il genero Giuseppe Pelle, figlio di Antonio. Durante il colloquio Barbaro esorta l’esponente dei “gambazza” ad intercedere con gli altri capimafia di San Luca per arrivare alla pacificazione. I Pelle “gambazza”, secondo le indagini, sebbene alleati dei Vottari (una figlia di Antonio Pelle è sposata con uno dei Vottari) sono rimasti estranei alla faida che ha coinvolto, invece, i Pelle “vanchelli”.
Il ministro Roberto Maroni si è complimentato per l'arresto con il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, definito "un altro importantissimo colpo che si aggiunge agli arresti di altri latitanti operati di recente dalle forze dell'ordine".

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di Nico Falco
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