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Anche questa volta Riccardo Pacifici l'ha chiesto

Negazionismo come reato, il bavaglio caro ai sionisti


Negazionismo come reato, il bavaglio caro ai sionisti
14/12/2011, 17:12

Questa mattina i Carabinieri di Roma hanno arrestato alcuni appartenenti ad un gruppo neofascist, Militia. E il Presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, non perde occasione per ripetere il suo invito - questa volta ai microfoni di Radio PopolareRoma - al Parlamento italiano per una legge che consideri il negazionismo come reato.
Ora, innanzitutto esaminiamo il termine: che significa "negazionismo"? Semanticamente, indica un movimento culturale e/o politico e/o artistico che nega qualcosa. E quindi in astratto non si vede perchè debba essere reato: se io non sono d'accordo con qualcosa, devo avere la libertà di dire di no. In realtà, come è noto, il termine è usato - impropriamente e dimostrando di non conoscere come si creano le parole - per indicare coloro che negano la veridicità di quella che è la versione ufficiale degli studiosi legati all'ebraismo sui 6 milioni di ebrei morti nei campi di concentramento, nei campi di sterminio e nei campi di lavoro durante il nazismo.
Ora, ci sono diversi aspetti da esaminare di questa vicenda. Tralascio volutamente la discussione sulle fonti, a proposito di queste cifre; in tanti hanno provato a fare delle contabilità più o meno raccapriccianti. Io mi limito a dire due cose: che non esistono dati ufficiali in proposito (i nazisti dopo l'estate del 1944 distrussero tutte le prove in loro possesso, distrussero tutte le camere a gas, arrivando a smantellarle mattone per mattone e gran parte dei forni crematori) e che quindi qualsiasi cifra è desunta e/o estrapolata e/o calcolata, e in quanto tale in astratto contestabile; che se ci limitiamo alla condanna morale del nazismo basta un solo individuo ucciso per ordini provenienti dall'alto per rendere detestabile qualsiasi regime. Per il resto, la discussione sarebbe enorme: anche il solo confronto tra i vari storici porterebbe via troppo tempo e spazio.
Il secondo aspetto riguarda il concetto stesso di negazionismo applicato ad un episodio storico. La storia che noi conosciamo è quella che ci viene riportata; ma da chi? Ovviamente dai vincitori o da coloro che hanno il compito di ingraziarsi il potente di turno. Ed ovviamente sarà una versione dei fatti accuratamente modificata, per compiacere i vincitori o i potenti. Allora il reato di negazionismo va applicato sempre? E chi decide qual è la versione di base? Facciamo un esempio banale: ancora oggi a scuola si studia che Garibaldi arriva in Sicilia nel 1860 con tre piroscafi e un migliaio di "patrioti" e che, accolti da una popolazione in festa, li aiutarono a scacciare i Borboni. Chi conosce la storia, sa che sono tutte balle: sbarcarono in 40 mila, tutti mercenari; 30 mila di loro erano mercenari tedeschi ed ungheresi (tanto è vero che il vice di Garibaldi non era Bixio, ma erano un tedesco e un ungherese; Bixio era solo il comandante di una delle quattro divisioni di cui era composto l'esercito garibaldino). Erano armati di tutto punto, con i migliori fucili dell'epoca, che avevano una portata doppia rispetto a quelli borbonici. Passarono in Sicilia, in Calabria ed in Campania come delle locuste, saccheggiando, bruciando, distruggendo, ammazzando e stuprando più o meno qualsiasi essere vivente femminile. E così via. Allora anche in questo campo scatta il reato? I documenti storici non contano, conta la versione ufficiale?
Attenzione, perchè ci si avvicina pericolosamente a quello che fa la Turchia a proposito delle stragi di armeni, tanto per fare un esempio. Là esiste la legge sul negazionismo: chi parla di stragi di armeni, di genocidio e così via, va in galera. Leggi del genere esistono, a proprosito del negazionismo sulla vicenda ebraica, in Austria ed in Germania; ma lì è comprensibile. Il nazismo fa ancora paura e genera troppi sensi di colpa. E' sbagliato fare queste leggi, ma - come si suol dire - "il gatto che si è scottato con l'acqua calda ha paura anche di quella fredda".
E poi c'è un terzo punto, che è il più importante di tutti: la democrazia. Ogni volta che viene imposta una censura, per qualsiasi motivo sia imposta, c'è una pericolosa riduzione della democrazia. Se io voglio dire che Stalin ed Hitler sono stati dei bravuomini, io devo poterlo dire. E' chiaro che poi sorgono le discussioni tra chi sostiene tesi diverse. Ma sono discussioni che si fanno, portando ciascuno la propria argomentazione e confrontandole. Questa è democrazia e civiltà.
Ma c'è una parte (purtroppo la gran parte) degli ebrei che non è disposta a fare questo discorso. Sono i sionisti, cioè quegli ebrei che si ritengono una razza superiore ai "gentili" (termine con cui si intendono tutti i non ebrei) e che quindi si ritengono liberi di fare quello che vogliono. Costoro, non potendo mascherare quello che fanno di criminoso (a cominciare dal genocidio in corso dei palestinesi), si limitano a fare le vittime, dicendo che loro sono gli aggrediti, che quello che fanno è per la difesa e soprattutto "per la sicurezza di Israele". Come se massacrare donne e bambini inermi per rubare loro lo spazio dove costruire insediamenti abitativi aggiunga sicurezza; in realtà, per ovvi motivi, crea molta più rabbia ed odio. Nel 2005 venne fatto un sondaggio in tutta Europa, con la domanda: qual è il Paese che minaccia di più la pace mondiale? E il Paese più "additato" fu proprio Israele. Tutti antisemiti? No, è semplicemente che Israele è l'unico Paese al mondo che dopo il 1945 ha usato l'esercito per impadronirsi delle terre di altri Paesi e non è mai stato costretto a restituirle quelle terre. Anzi, continua ad espandersi: l'attacco al sud del Libano nel 2006 era finalizzato a conquistare quei territori a sud del fiume Havvai (circa 30 Km. di profondità per un centinaio di chilometri di larghezza); e se Tel Aviv non ci riuscì fu solo grazie all'intervento congiunto dell'Europa - guidata da Romano Prodi, che da Presidente del Consiglio italiano prese per mano gli altri Paesi - e della Lega Araba, che bloccarono tutto. E non sono certo cose che fanno stare tranquilli.
Quindi, come si vede, chiedere il reato di negazionismo è solo un modo per impedire che si parli della situazione israeliana. Come succede spesso a me, qualsiasi critica avanzata ai comportamenti criminali del governo israeliano costa una accusa di antisemitismo; ed è chiaro che impostare un reato di negazionismo sarebbe solo un bavaglio che verrebbe messo a quei pochi che raccontano cosa succede in Medioriente (e non sono persone che vedete scrivere sui giornali o che vedete parlare in TV, dove ci sono solo persone pro-Israele).
Ah, naturalmente ci sarebbe quel piccolo dettaglio che si chiama "articolo 21 della Costituzione Italiana", che impedisce qualsiasi forma di censura verso la stampa, sia preventiva che successiva. Ma i sionisti non hanno mai ritenuto che una legge non di loro gradimento sia un impedimento, quando hanno voluto ottenere modifiche legislative. E in Europa sono molti i Parlamenti che prestano volentieri orecchio, a certe pretese.

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di Antonio Rispoli
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