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Gli ex detenuti di Napoli manifestano davanti al carcere

Nella "fogna" di Poggioreale un Natale di umiliazioni


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Nella 'fogna' di Poggioreale un Natale di umiliazioni
24/12/2009, 09:12

NAPOLI - Agli inizi degli anni ’90 i giornali “aprivano” col titolo a tutta pagina: “Gran hotel Poggioreale”. Erano gli anni di Tangentopoli, degli arresti eccellenti, di “mani pulite”. Era la fine della Prima Repubblica e del sistema che la regolava. A distanza di anni il “Grand hotel” si è trasformato in una “fogna”. Ambienti angusti, fatiscenti, celle sovraffollate, violazione dei diritti umani, situazione igienica ai limiti della sopportazione. Un contesto che ti lascia il segno. Ti marchia dentro. Una ferita che non riuscirà mai a rimarginarsi. Un lager che mortifica la dignità umana, ti calpesta, ti reprime. Ti fa sentire un rifiuto.
Non serve varcare la soglia d’ingresso. La vergogna comincia dall’esterno. Lo guardi e ti sale la depressione. Altro che piano straordinario promesso per alleviare le sofferenze dei carcerati e tutelare i loro diritti. La politica parla, discute, litiga, si confronta. Tutte chiacchiere. Solo chi è stato in quelle celle può sapere di cosa parliamo.
E’ Natale. Per tutti. Anche per i detenuti e per le loro famiglie. Un Natale sicuramente non di gioia, ma di sofferenza e disperazione. Davanti al carcere, sul marciapiede, prima di arrivare al cancello d’ingresso, hanno costruito un percorso obbligato per i familiari dei carcerati. Un corridoio di piccole dimensioni delimitato da un’inferriata che ti schiaccia verso la parete di tufo. Una fila lunghissima. Anziani, donne, bambini. Vederli per ore dietro quelle sbarre con gli occhi persi nel vuoto, in attesa di abbracciare per qualche minuto il proprio papà ed augurargli un “buon Natale” fa davvero male. Parliamo di un dramma di dimensioni colossali che nessuno ha il coraggio di affrontare nei termini dovuti. Spesso i parlamentari napoletani di destra e di sinistra convocano la stampa. Visitano il carcere. Solita dichiarazione d’intenti poi tutto torna nel dimenticatoio. Ogni giorno si violano i diritti umani. Qualcuno preferisce la morte alla “fogna”. Eppure il periodo di detenzione dovrebbe servire ad avviare un percorso di rieducazione per chi ha sbagliato. Per chi ha commesso reati. Invece no. Basta ascoltare le parole dei familiari in fila dalle prime luci dell’alba. Una frase secca che rappresenta il riassunto di Poggioreale. “In questa fogna - spiegano i familiari dei detenuti - entri da scippatore o rapinatore ed esci delinquente e camorrista”. Altro che rieducazione. Il carcere di Poggioreale è una palestra, un centro di addestramento dove la camorra recluta e forma nuovo personale. Una volta varcata la soglia, per quello che sei costretto a subire e per le condizioni che devi sopportare, ti rendi conto che con la vita hai chiuso. Ti annullano la personalità. Non hai via di scampo. Sei marchiato. E devi pagare per tutta la vita. La condanna del tribunale è a tempo. Quella di Poggioreale no. Dura in eterno.
Le istituzioni non si vergognano. La popolazione si. E lo ha dimostrato ieri mattina. Il Movimento “Ex don”, che a Napoli raccoglie gli ex detenuti per il loro inserimento nel mondo del lavoro, non ha dimenticato i detenuti. Non ha dimenticato Poggioreale. Sono scesi in piazza con striscioni, bandiere e megafono. Molti di loro hanno assaporato l’amaro di quelle celle. Hanno pagato, la ferita la portano dentro ma hanno trovato la forza di reagire. Vivono nella legalità e vogliono continuare a farlo. Lottano ogni giorno per riaffermare i propri diritti. Chiedono un posto di lavoro per non sbagliare più. Un lavoro ed una paga per garantire ai figli un piatto a tavola. Nei loro occhi c’è una forza immensa. Lottano per loro e per tutti “i compagni” costretti a passare questi giorni di festa tra umiliazioni e negazione dei diritti umani. Un dato su tutti lo mostra il portavoce degli “Ex don”, Pina Vittozzi: “In una cella costruita per sei persone ci sono 14-15 reclusi. Più del doppio. Il carcere di Poggioreale è un lager, una fogna, una vergogna. C’è una soluzione. Deve essere abbattuto”. Lo dice a voce alta e strappa l’applauso non solo della sua platea ma anche dei familiari dei detenuti in fila davanti al portone.
Solidarietà ai detenuti è arrivata da tutti i movimenti napoletani, i cui portavoce sono scesi in piazza per dare forza alle rivendicazioni e all’ottima iniziativa dell’ ”Ex don”: Gino Monteleone e Paola Bianco del Coordinamento di lotta per il lavoro, Franco Rescigno e Francesco Donzelli per l’Unione disoccupati organizzati di via Foria, una sigla che da anni, con la lotta ed i sacrifici, è riuscita a garantire un posto di lavoro, seppur precario per il momento, ed un mensile a numerosi detenuti napoletani. Un centro sociale diventato un punto di riferimento nei quartieri difficili, come la Sanità, dove prima alla strada non c’era alternativa. Ora hanno una struttura che lavora sul territorio, fa iniziative, aggrega e favorisce percorsi di recupero e di reinserimento nella società e nel mondo lavorativo. Smaltita la rabbia, un solo pensiero accomuna tutti i manifestanti davanti al carcere-fogna di Poggioreale: “Non ci resta che augurare buon Natale a tutti i detenuti”. L’ennesimo Natale di soprusi, mortificazioni e negazione dei diritti umani.





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di Giovanni De Cicco
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