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Nell'Italia del "non ci sono risorse", si buttano 300 milioni


Nell'Italia del 'non ci sono risorse', si buttano 300 milioni
03/03/2011, 16:03

Oggi il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha detto che le elezioni amministrative si terranno il 15 e il 16 maggio prossimi, con turno di ballottaggio il 29 e il 30 maggio. Poi ha specificato che il decreto, che verrà proposto in Consiglio dei Ministri la prossima volta, varrà solo per le elezioni e non per il referendum, che si terrà il 12 giugno.
Ora, posso inventare tutte le scuse che vogliono, ma il fatto di mettere il referendum il più possibile vicino alla data limite fissata per legge, il 15 giugno, è già di per sè un segnale. Il primo a piazzare un referendum a giugno fu Craxi, con il famoso invito: "Andate a mare"; ma in quel caso fallì. Ma erano altri tempi. Oggi il cittadino italiano medio è un pantofolaio che non si muove neanche a spararlo, completamente abulico ed impegnato al massimo solo a lavorare. Come dimostrano i risultati dei referendum negli ultimi anni, ormai non si muove da casa, se deve andare a votare. Gli ultimi referendum lo dimostrano: nell'ultima decina di anni tutti i referendum hanno visto la vittoria del sì, ma sono andati a votare con perentuali del 10-20%. Il perchè è semplice: il governo, contrario al referendum (che è l'unica espressione di democrazia diretta del popolo, e quindi è pericolosa per la casta politica) non fa campagna per il no, non fa niente. Invita all'astensione. Così sa di partire con un vantaggio enorme: il 30-35% della popolazione non vota mai. Quindi è più facile convincere il restante 15% che trovare argomenti per convincere il 50% dei votanti. Paradossalmente, l'unico referendum che ha raggiunto il quorum è stato quello del 2006, confermativo delle modifiche costituzionali che il governo Berlusconi approvò a colpi di maggioranza alla fine del precedente mandato. Infatti in quel caso il quorum non era obbligatorio e questo spinse entrambe le parti a mobilitarsi, chi per il sì e chi per il no.
Invece nei normali referendum questo non avviene. Si crea il "Comitato per il sì" e basta; giornali e TV non ne parlano; e si arriva al giorno del voto e nessuno sa che c'è un referendum. E così nessuno va a votare.
Il tutto naturalmente non è gratuito. Bisogna stampare circa 45 milioni di schede (più un certo numero da tenere in riserva, perchè non si sa mai); pagare gli straordinari per 3 o 4 giorni (si parte dal sabato pomeriggio) ai poliziotti, carabinieri e finanzieri che sorvegliano i seggi elettorali; pagare gli scrutinatori e i presidenti di seggio. E dettagli del genere. La spesa stimata è 300 milioni di euro. Ora, sono tre anni che sentiamo la litania che non ci sono risorse, e che quelle pcohe che ci sono vanno spese oculatamente. Ed ora abbiamo il governo che ci viene a dire: "Sì, ma abbiamo 300 milioni da buttare dalla finestra". DIrei che è un controsenso una cosa del genere, perchè è evidente che se il referendum non raggiunge il quorum sono tutti soldi sprecati

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di Antonio Rispoli
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