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New York, il Card. Sepe premia John Turturro


New York, il Card. Sepe premia John Turturro
20/01/2011, 17:01

“E’ davvero con grande emozione che ho varcato la soglia di questo Museo dell’Immigrazione, ha detto l’Arcivescovo di Napoli soffermandosi davanti alle foto della “grande emigrazione”, avvenuta attraverso l’isola di Ellis Island, definita appunto “l’isola delle lacrime”.

Il Card. Sepe, che era accompagnato dal Console Generale, dott. Francesco Maria Talò, e dal Presidente del Calandra Italian American Institute, prof. Anthony Tamburri, ha così proseguito:Oggi sono qui, come Vescovo della Diocesi di Napoli, a rappresentare la mia gente, quella di oggi e quella che un tempo lasciò la sua terra in cerca di futuro. Molti fra i seicentomila nomi ricordati in questo Museo, che in maniera quasi provocatoria si affaccia sulla Statua della Libertà, appartengono a famiglie italiane, famiglie del sud, famiglie di Napoli, uomini e donne che hanno contribuito a fare grande l’America.

Ogni foto esposta –ha aggiunto- racconta una storia di miseria e di speranza che ci impone di non dimenticare la sofferenza di quanti furono costretti ad abbandonare il proprio Paese. Queste foto, che narrano una delle più colossali trasmigrazioni della civiltà occidentale, siano per noi, uomini del terzo millennio, una lezione per il futuro. La memoria di questo luogo, che illumina il ricordo dei nostri emigranti, insegni a ogni nazione a fare in modo che nessuno sia più costretto a lasciare le sue radici, insegni ad ognuno di noi ad accogliere ogni emigrante e a fargli posto innanzitutto dentro di noi.

Successivamente, l’Arcivescovo si è recato a Staten Island, una delle cinque circoscrizioni di New York. In questa isola, i cui abitanti (circa 500mila) sono per il 44% di origine italiana, ha visitato Casa Calandra, uno splendido castello acquistato e restaurato da una famiglia italiana realizzandovi una Fondazione Culturale Italiana per promuovere e valorizzare il ricco patrimonio italiano di lingua, arte, letteratura, storia, moda, cucina e commercio, attraverso programmi educativi, mostre ed eventi.

Il Cardinale, poi, si è recato alla Chiesa di Sant’Attanasio, nel quartiere di Bensonhurst a Brooklyn che presenta una storica concentrazione di immigrati italiani e soprattutto meridionali. Qui c’è stato un incontro con esponenti di alcune associazioni di italiani.

Nel tardo pomeriggio, infine, è andato alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, sede del Dipartimento di Studi Italiani presso la New York University, dove ha preso parte alla Tavola rotonda avente per tema “La rappresentazione e la realtà di Napoli nel cinema americano e internazionale”, con la partecipazione del regista John Turturro, al quale è stato consegnato il Premio “DireNapoli”, e del prof. Antonio Monda.

Nel corso dell’evento, coordinato dal prof. Stefano Albertini e considerato ideale conclusione della rassegna cinematografica 41° Paralello, spinoff statunitense del Napoli Film Festival, il Card. Sepe si è detto orgoglioso di essere a Casa Zerilli/Marimò, sede delle migliori eccellenze italiane e newyorchesi, e di essersi portato in America, straordinario Paese, “per dare voce alla mia gente e poter Dire Napoli in maniera diversa, svelandone il suo autentico volto che, maltrattato da mali antichi e recenti, chiede giustizia e verità.

Napoli è una città d’amore, una città d’amare, una terra di passione, che ogni napoletano si porta addosso anche se è lontano per anni. Una terra che oggi ha bisogno di essere riscoperta, difesa dall’immagine impietosa con cui viene rappresentata, da giudizi frettolosi e da ingiusti pregiudizi che non le rendono merito. Napoli deve essere difesa non solo dai napoletani, non solo dagli italo americani, ma da quanti credono nel valore universale della bellezza, dell’arte, della cultura, perché abbandonare Napoli al suo destino significa rinunciare a una parte importante della storia dell’umanità”.
“Napoli ha i suoi problemi –ha aggiunto Sepe- ma anche le sue eccellenze che possono arricchire il mondo, come questa prestigiosa Casa Italiana può testimoniare. E io, come Vescovo di Napoli e come cittadino del mondo, non mi stancherò mai di chiamare a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per lottare insieme, per riscoprire e dire Napoli in maniera nuova. Ed è con questa speranza nel cuore, in questa sede promotrice di dialogo e cultura, che consegno al regista italo americano John Turturro il primo premio Dire Napoli, con immensa gratitudine per come ha raccontato Napoli nel suo film Passione, rendendo un sapiente e sentito omaggio alla città, descrivendone bellezza e contraddizioni, cogliendo in maniera peculiare il martirio e la voglia di riscatto di un popolo che chiede futuro e dignità.

E’ questo anche il senso del Giubileo per Napoli che ho indetto per tutto l’anno corrente e che tanti consensi ha trovato da parte di numerosi rappresentanti della nostra città”.

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di redazione
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