Cronaca / Giudiziaria

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Sentenza della Corte dei Conti equipara coppie di fatto

Niente assegno di mantenimento per chi ha una nuova famiglia di fatto


Niente assegno di mantenimento per chi ha una nuova famiglia di fatto
10/04/2013, 19:35

Coppie do fatto sempre più equiparate a quelle sposate. Secondo una sentenza della Corte dei Conti di Bologna, infatti, se l’ex moglie ha una nuova famigli di fatto non può avere l’assegno di mantenimento da parte dell’ex marito perché Il nuovo legame “altera o rescinde la relazione con il tenore e il modello di vita caratterizzante la pregressa convivenza matrimoniale”.
La sentenza è giunta dopo che un uomo di Bologna si era rivolto al tribunale per chiedere di non   corrispondere più l’assegno di sostentamento all’ex moglie in quanto aveva avvitato una nuova relazione.
L’ormai ex coppia, bolognese e senza figli, si è separata da circa 10 anni e in sede di separazione era stato stabilito un assegno che il marito doveva corrispondere. Al momento del divorzio, però, l’uomo aveva chiesto di non pagare più gli alimenti perché la donna aveva avviato una nuova relazione stabile. Il tribunale di primo grado gli aveva dato ragione e adesso è arrivata la conferma anche della corte di appello.
“Il nodo fondamentale della controversia dalla cui soluzione dipende l’immediato esito o lo sviluppo del giudizio, è quello della compatibilità del diritto all’assegno divorzile con la instaurazione di una convivenza more uxorio da parte del potenziale avente diritto”. È quanto si legge nella sentenza n.394 depositata nel capoluogo felsineo due giorni fa. E poco importa se non si tratta di matrimonio. La Corte, infatti, “ritiene di dover far proprio altro criterio secondo il quale l’instaurazione di un rapporto stabile e duraturo di convivenza altera o rescinde la relazione con il tenore e il modello di vita caratterizzato la pregressa convivenza matrimoniale e, così, il presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile”. “Si tiene conto della precarietà - conclude la corte di Appello - ammettendo che il relativo diritto entri in uno stato di quiescenza potendosene riproporre l’attualità per l’ipotesi di rottura della convivenza tra i familiari di fatto”.

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di Erika Noschese
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