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E' un tifoso della Juventus di 23 anni

Nomade incinta perde il bambino, c'è un fermato


Nomade incinta perde il bambino, c'è un fermato
13/06/2010, 10:06

TORINO - C'è un fermo nella triste vicenda della donna che ha perso il bimbo in grembo a causa di un'aggressione subita in strada. Si tratta di un torinese di 23, ultrà della Juventus già noto alla polizia per Daspo, accusato di aver picchiato la donna. La vicenda è andata così: due nomadi, nella zona sud di Torino, stavano effettuando il loro giro quotidiano per chiedere l'elemosina porta a porta. Campanello dopo campanello, le due cervano di racimolare qualche offerta da parte degli abitanti. Dopo essere stato citofonato, però, un uomo ha abbandonato la propria abitazione e si è  recato di corsa in strada dove, armato di bastone,  ha più volte colpito la romena che in grembo portava un bimbo.
La signora, ricoverata in ospedale, ha perso il figlio che portava in grembo da otto mesi probabilmente proprio a causa delle percosse ricevute e, ai microfoni del Tgr, ha dichiarato:"Voglio giustizia".
IL RACCONTO - "Era come un pazzo - dichiarano la cugina e la sorella della giovane nomade - di quelli che vanno ad ammazzare la gente, di quelli assatanati che vedono solo sangue". Le tre donne venerdì stavano chiedendo l'elemosina nella zona sud di Torino, vicino al mercato di via Nitti, anche suonando i campanelli dei palazzi della zona, tra cui quello in cui vive il giovane fermato. Si sarebbe prima affacciato alla finestra e, quando ha capito che erano delle nomadi ad aver suonato il campanello, le avrebbe insultato. Poi le avrebbe raggiunte in strada, inveendo contro di loro, colpendo quindi con la mazza da baseball la nomade incinta all'ottavo mese. "Temevo che volessero rubare nelle case", si è difeso il ragazzo negando però di aver fatto uso della mazza da baseball e ammettendo peròqualche spintone a due delle donne, ma non alla nomade incinta. "All'improvviso è arrivato con una mazza e mi ha tirato colpo qui che mi ha fatto tanto male", ha raccontato invece lei nel suo letto di ospedale, indicandosi il fianco sinistro. Dopo l'aggressione la giovane nomade è tornata al campo, in via dell'Aeroporto, ma si è sentita male ed è ricorsa alle cure dell'ospedale Maria Vittoria. Ai medici è bastato il tracciato dei primi esame per capire che il piccolo che la donna aveva in grembo non era più in vita: avrebbe dovuto nascere tra un mese. Più complicato per ora, invece, capire se a procurarle l'aborto siano stati i colpi inferti o se il processo di perdita del bambino fosse già in atto: gli accertamenti dovranno ora stabilirlo e, in base a questo, potrebbe anche cambiare la posizione del fermato

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di Redazione
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