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Omicidio rafforza i maddalonesi, carabinieri bloccano ascesa

Non solo casalesi, 31 arresti nella terra dei boss


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Non solo casalesi, 31 arresti nella terra dei boss
17/03/2009, 17:03

Colpo alla criminalità organizzata casertana, ai clan direttamente o indirettamente collegati ai casalesi. Trentuno ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dai carabinieri del Comando Provinciale di Caserta. In carcere elementi ai vertici del clan Farina-Martino-Micillo, che opera a Maddaloni e dintorni, del clan Belforte, attivo tra Caserta e Marcianise. E in cella anche uomini del gruppo di Casal di Principe. Associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione, detenzione di armi. Queste le accuse per gli indagati.

Le indagini sono state lunghe – hanno spiegato in conferenza stampa il coordinatore della Dda napoletana Franco Roberti e il colonnello dei carabinieri Carmelo Burgio (nella foto) -, scattate dopo l’omicidio di Angelo Amoroso, detto “Mimmo o’ pazzariello”. Quest’ultimo, capo dei Belforte, venne freddato nel 2006. Da allora le indagini si sono concentrate sui ruoli di gregari e nuovi aspiranti capi. Un quadro in cui nuovi e vecchi gruppi cercavano equilibri criminali. Amoroso è stato ucciso nell’ambito di affari legati ai videopoker, attività lucrosa se gestita irregolarmente.

Ma non solo. La vittima avrebbe mortificato i subalterni, anche con gesti plateali. Una ribellione verso il capo in piena regola, quasi un ammutinamento conclusosi con la morte. Dopo l’omicidio la frattura tra i gruppi di Maddaloni e la famiglia Belforte. “Tonino o’ biondo”, Antonio Farina, prende le redini dei maddalonesi. Si avvicina ai casalesi stabilendo – si legge nelle note della Procura partenopea – un patto di mutua assistenza. 50 e 50, questo l’accordo.

Tutti i proventi delle attività illegali di Maddaloni e dintorni vanno divisi tra maddalonesi e i boss di Casal di Principe. Nel patto sono da inquadrare omicidi ed estorsioni. Un centinaio queste ultime, come quella ai danni della catena di supermercati “Alvi Spa”. Anche in questa indagine – sottolinea la Procura – si nota il ruolo delle donne, mogli dei presunti boss.

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di Giulio d'Andrea
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