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Gedini:"Con un altro imputato avrebbero sospeso"

Nonostante la sentenza Mills il processo del premier non viene sospeso


Nonostante la sentenza Mills il processo del premier non viene sospeso
27/02/2010, 15:02

MILANO - La decisione di rinviare e non sospendere il processo che vede i imputato per corruzione Silvio Berlusconi poteva sembrare incredibilmente vantaggiosa per il Premier ma, un po' a sorpresa, è arrivata la pronta protesta di Nicolò Ghedini:"Dipende dall'imputato. Con un altro imputato, in qualsiasi altra parte d'Italia avrebbero sospeso il processo in attesa della Cassazione, ma con Berlusconi e a Milano va sempre così". Per il legale del Cavaliere, infatti, sarebbe stata molto più logica la sospensione fino a quando la Corte di Cassazione non avesse reso noti i motivi che hanno portato alla decisione di prescrivere il reato contestato a David Mills.
E proprio contro la prescrizione della quale beneficerebbe il presidente del Consiglio si scaglia Ghedini. "Noi non puntiamo alla prescrizione, ma all'assoluzione", ha infatti ribadito l'avvocato; riprendendo tra l'altro lo stesso desiderio espresso dal suo assistito all'assemblea pro-Cota di ieri (quella all'interno della quale i magistrati venivano definiti come "una banda di talebani").
A quel punto qualche cronista avanza la logica domanda-ipotesi collegata ad una rinuncia della prescrizione. La risposta del legale è di quelle con riserva:"Dipenderà dai testimoni che ci daranno, dalle possibilità che avremo di difenderci, perchè nel processo davanti ai primi giudici erano stati tagliati quasi tutti i nostri testi e ammessi in gran parte quelli dell'accusa".
Intanto, con la decisione dil rinvio, il tempo per far cadere prescritto l'intero procedimento penale non si ferma e, il Pm Fabio De Pasquale, invita i giudici ad "essere molto sobri" dato che "il processo va fatto in modo celere, molti testi sono inutili, superati". Per il magistrato, infatti, gli avvocati della difesa starebbero avanzando richieste decisamente difficili da soddisfare in tempi brevi e, in taluni casi, impossibili da seguire anche a rigor di logica. Un esempio? De Pasquale cita il caso di Carlo Bernasconi. Il manager in questione, deceduto del 2001, è infatti indicato dall'accusa come possibile intermediario tra Berlusconi e Mills nell'operazione di corruzione in atti giudiziari da 600.000 dollari. Per il pm, però, al fine di operare la verifica patrimoniale richiesta dagli avvocati del Cavaliere, occorrerebbe operare un controllo "nelle banche di mezzo mondo che solo l'Onu sarebbe in grado di fare".

IL SENATORE MISTERIOSO
A rendere ancora più intricata la già ingarbugliatissima vicenda ci sono le dichiarazioni dell'altro legale di Silvio Berlusconi, ovvero Piero Longo. Secondo quanto lo stesso avvocato difensore dichiarò in presenza del collegio, infatti, il pm che portava avanti le indagini "aveva convocato anche un senatore". Il nome Longo non lo riferisce ma, praticamente tutti coloro che hanno seguito con attenzione il processo, ipotizzano si tratti di Alfredo Messina (Pdl); già sentito nel 2004 riguardo ad un'altra udienza collegata alla presunta falsa testimonianza al processo Sme in trasferta da Londra. All'epoca venne chiesto a Messina di chiarire eventuali contatti tra non ben precisati "legali fininvest" e David Mills. La risposta dell'allora non ancora parlamentare fu il silenzio. A quel punto i cronisti si rivolgono a Ghedini chiedendo conferme:"E Messina?" e Ghedini, decisamente imbarazzato:"Longo lo sa, lui è riservato anche con me". Ma longo si nasconde dietro un lapidario quanto sospetto "non dico nulla". Eppure, come si osserva all'unanimità, durante l'udienza se ne era parlato.

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di Germano Milite
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