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Da Caorso a Termoli: l’Italia che ha detto “no”

Nucleare: affluenza maggiore nei possibili siti di centrali


Nucleare: affluenza maggiore nei possibili siti di centrali
14/06/2011, 10:06

Altro che il nucleare è il futuro dell’Italia. Il popolo italiano si è espresso e non ci sono dubbi su quello che è il suo parere in merito. Ancora sembrano risuonare le parole del presidente del Consiglio che identificava l’atomo come l’unica via possibile nel nostro Paese: convinzione alla quale la risposta più netta è arrivata ieri proprio dalle città dove già si trovano centrali nucleari, in molti casi dismesse dopo il referendum del 1987, in altri casi trasformate.
Può essere interessante vedere come le percentuali più alte di affluenza sul nucleare (quesito numero 3) abbia riguardato proprio i comuni dove già esistono edifici nucleari. Nella mappatura figurano Caorso, in provincia di Piacenza, dove vi è una centrale elettronucleare che è stata costruita tra il 1970 e il 1978 e il cui funzionamento è durato fino al 1986, dove la percentuale di affluenza al voto è stata pari al 55,22%. Caorso, con Trino Vercellese (Vercelli) era tra i siti che ricorrevano spesso tra i possibili adatti a ospitare una centrale nucleare, proprio perchè entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con un basso rischio sismico e alta disponibilità di acqua di fiume. A Trino Vercellese i votanti al quesito al nucleare sono stati il 58,77%. A Montalto di Castro, dove doveva sorgere una centrale nucleare che è stata bloccata dal referendum del 1987 e si trova invece la centrale termoelettrica “Alessandro Volta”, sono andati a votare il 66,35% degli aventi diritto. Montalto unisce, alla scarsa sismicità, anche la presenza di acqua di mare e questo la rendeva un sito particolarmente appetibile. Anche a Scanzano Jonico, la città lucana, individuata nel 2003 come possibile sede del sito unico nazionale per lo smaltimento di scorie radioattive, e al centro, per questo, di accese proteste da parte della popolazione, è stata spesso citata come uno dei luoghi adatti ad ospitare una centrale e dunque come possibile candidato a riportare l’Italia, nei piani del governo, sulla strada dell’atomo entro il 2020. Qui la percentuale di coloro che sono andati a votare per il referendum n. 3 è stata pari al 53,31%. Secondo Verdi e Legambiente, tra i candidati ideali, per il governo, a accogliere una centrale, c’era poi Termoli, in provincia di Campobasso: qui l’affluenza al voto per il referendum sul nucleare è stata alta, pari al 63,40%. Affluenza alta anche a Rovigo (anche questa città spesso citata come possibile sede di una centrale nucleare) con il 58,52% degli aventi diritto e a Monfalcone (Gorizia), col 59,92% dei votanti: anche qui si parlava di costruire una centrale.
Il segnale, insomma, nei confronti di quella che voleva essere la politica energetica del governo è stato più che chiaro. L’Italia il nucleare non lo vuole.

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di Antonio Formisano
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