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Il governo svizzero decide di mandare a casa l’atomo

Nucleare: in Svizzera il buon senso, in Italia gli imbrogli

Dl Omnibus è legge. Ma non vuol dire “no referendum”

Nucleare: in Svizzera il buon senso, in Italia gli imbrogli
27/05/2011, 12:05

ROMA – Mentre in Italia il governo ricorre ad espedienti al fine di ostacolare il referendum (è il caso del dl Omnibus, diventato legge), c’è chi dice addio al nucleare. E lo fa accollandosi una valida dose di buon senso, ammettendo come quanto accaduto a Fukushima abbia spinto alla logica decisione di salutare il nucleare. È il caso della Svizzera: il governo svizzero, infatti, anche considerando le conseguenze inimmaginabili che un incidente come quello di Fukushima potrebbe avere sul Paese, ha deciso di ratificare la decisione di abbandonare la produzione di energia nucleare. Il parlamento dovrà convalidare tale decisione entro e non oltre giugno, mentre il piano prevede che la chiusura delle cinque centrali attualmente in uso inizierà il 2019 e terminerà nel 2034.
Sui quotidiani svizzeri-tedeschi, che parlano di una vittoria della politica sugli interessi delle lobby del nucleare e di “un regalo alle prossime generazioni”, rimbalzano i quattro i nomi delle donne di governo che hanno impresso la svolta ed intrapreso la strada delle rinnovabili: Doris Leuthard (soprannominata “Atom-Doris” per le sue posizioni nucleariste, ora abbandonate), Simonetta Sommaruga, Micheline Calmy-Rey ed Eveline Widmer-Schlumpf.
A quanto pare tale buon senso non va a contraddistinguere la classe dirigente italiana, dove, come prima annunciato, terrorizzato dal giudizio popolare , il governo non intende fare retromarcia. Al contrario, fa di tutto per fare in modo che il referendum sul nucleare venga affossato. E benché possa credere di aver ottenuto con la legge Omnibus una vittoria, si dimentica che l’ultima parola sul mantenimento o meno dei quesiti referendari spetta alla Corte di Cassazione, e che fino al suo pronunciamento il referendum è tutto in piedi. Le norme in questo senso parlano chiaro, per annullare un referendum la nuova legge deve soddisfare a pieno gli obiettivi dei proponenti, ed è evidente che non è questo il caso. Infatti nel Decreto Omnibus si dice chiaramente che la costruzione di nuove centrali è sospesa “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche”, mentre il quesito referendario vuole abrogare definitivamente la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare” e non solo sospenderla.
In attesa del giudizio della Corte, che sarebbe clamoroso se si esprimesse per la soppressione del referendum, lo sforzo dovrà essere quello di ostacolare in ogni modo il tentativo di far passare l’idea che il referendum non si terrà o comunque quello di fare in modo di creare una situazione volta a farne sciamare l’attenzione e l’importanza.

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di Antonio Formisano
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