Cronaca / Giudiziaria

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Abuso d’ufficio e peculato i reati contestati al governatore

Nuova tegola giudiziaria per Nichi Vendola: di nuovo indagato

Nel mirino una transazione da 45 milioni di euro

Nuova tegola giudiziaria per Nichi Vendola: di nuovo indagato
13/04/2012, 10:04

BARI - Una nuova tegola giudiziaria si abbatte su Nichi Vendola. A sole ventiquattro ore dall’inchiesta che lo vede indagato per presunte pressioni, esercitate per favorire la nomina di un primario, per il governatore della Regione Puglia questa volta arriva l’accusa di abuso d’ufficio, peculato e falso in riferimento a una vicenda che riguarda ancora una volta la sanità pugliese. Indagati anche gli ex assessori alla sanità, Alberto Tedesco e Tommaso Fiore, monsignor Mario Paciello, vescovo della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, e a don Mimmo Laddaga, direttore dell’ospedale ecclesiastico “Miulli” di Acquaviva.
Nel mirino dei pm della Procura di Bari vi sarebbe una transazione da 45 milioni di euro, mai portata a termine, tra la Regione Puglia e l’ente ecclesiastico “Miulli”, che gestisce un ospedale ad Acquaviva delle Fonti. L’inchiesta, che ha portato ancora una volta all’iscrizione del nome di Vendola nel registro degli indagati, si riferisce ad un accordo che sarebbe servito a chiudere un contenzioso tra la Regione guidata da Vendola e l’ospedale “Miulli”: 80 milioni di spese per la costruzione della nuova sede dell’ospedale, che una transazione avrebbe dovuto ridurre a 42,6 milioni per chiudere la lite giudiziaria. L’ospedale “Miulli” ha sostenuto di avere speso 76 milioni di fondi propri sino alla fine del 2008 perché non avrebbe potuto utilizzare i fondi regionali destinati all’edilizia sanitaria. In pratica il “Miulli”s ha sostenuto che le spese sarebbero state maggiori rispetto ai rimborsi della Regione per le prestazioni sanitarie.

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di Antonio Formisano
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