Cronaca / Nera

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Nella requisitoria il pm invoca pene dai 2 ai 22 anni

Nuove Br, chieste 17 condanne. Si levano slogan dall'aula


Nuove Br, chieste 17 condanne. Si levano slogan dall'aula
03/03/2009, 19:03

“Contro la crisi dell’imperialismo, guerra di classe per il comunismo”. E ancora, “alle sedi dei fascisti si dà fuoco, ma con i fascisti dentro, se no è troppo poco”. Sono solo alcuni dei cori che si sono levati dalle ‘gabbie’, col favore del pubblico presente (e partecipe) nell’aula dove il pm Ilda Boccassini svolge la sua requisitoria nel processo alle presunte nuove Brigate Rosse.

Sono state richieste 17 condanne, per altrettanti imputati, dai 2 ai 22 anni. “Non li avessimo fermati in tempo con gli arresti avrebbero fatto delle vittime, anche se non è nemmeno immaginabile un ritorno agli anni di piombo, - ha detto il pm Boccassini, - l’accusa nei confronti di tutti gli imputati è provata e documentata al di là di ogni ragionevole dubbio”. Secondo alcune intercettazioni ambientali, infatti, gli indagati fanno riferimento ad uno stile di vita giuslavorista e si scambiano informazioni tutte finalizzate, ritiene il pm, ad un “unico tragico obiettivo”. Nel loro mirino, ha ricordato la Boccassini, anche il professor Pietro Ichino.

Le condanne più alte sono state richieste nei confronti di Davide Bortolato e Claudio Latino (22 anni), di Vincenzo Sisi (21 anni) e di Bruno Ghirardi (20 anni), mentre è di 19 anni la pena richiesta dal pm per Alfredo Davanzo.
Al processo, davanti ai giudici della prima Corte d’Assise, c’erano circa dieci persone tra amici e conoscenti degli imputati. “Contro lo stato della violenza, ora e sempre resistenza”, hanno gridato gli imputati dalle gabbie, e subito dopo un altro coro si è levato dal piccolo pubblico: “E ora potere a chi lavora”.


Ilda Boccassini ha ricostruito, davanti ai giudici, tutte le indagini svolte a partire dal 2001, spiegando che sono partite da ‘comportamenti anomali’ di alcuni degli imputati, che affrontavano la quotidianità in “modo quasi ossessivo e maniacale, come se vivessero in clandestinità”.

Hanno parlato spessissimo di armi, ha spiegato il pm, mentre discutevano di tematiche sociali. Come quando, il 17 aprile 2006, hanno fatto riferimento ad una mitraglietta già in loro possesso e da utilizzare in un progetto. “Prima ne parlano Claudio Latino e Bruno Ghirardi… di armi, di spostamenti di armi… poi cominciano a parlare anche nel corso delle riunioni strategiche con gli altri”, ha affermato la Boccassini, dopo aver elencato tutte le volte in cui venivano menzionate le armi nelle intercettazioni. “Ma il problema delle armi e degli imboschi, - ha proseguito, - è che sicuramente erano molte di più di quelle che abbiamo trovato. A parlarne sono stati gli stessi imputati nelle intercettazioni”. 

Secondo la Boccassini quello che stava per nascere era un gruppo di persone “che stava pianificando una serie di reati rendendo concreti i contenuti del loro foglio di propaganda”, ovvero “L’Aurora”, il giornale clandestino al centro dell’inchiesta. Per fare ciò erano previste azioni di autofinanziamento, recupero di armi, strategia di proselitismo da affidare a giovani in università e sindacati, individuazione di obiettivi da colpire.

Ovvero attraverso, conclude la Boccassini, “il partito clandestino e la lotta armata, quindi sono contro la Costituzione”, che si rifà “alle Brigate Rosse, nel momento in cui lo Stato cattura gli assassini di Biagi e D’Antona”.

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di Nico Falco
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